Convegno di Primavera - Domenica 8 Marzo 2009
Il Convegno di Primavera costituisce l’assemblea annuale dei soci di Ac prevista dall’Atto normativo. Esso si prefigge non tanto di dibattere la programmazione della vita associativa, quanto di darle l’opportunità di confrontarsi su un tema “caldo” dal quale noi soci ci sentiamo personalmente ed ecclesialmente interpellati; vuole essere uno spazio di studio offerto anche ad altre realtà coinvolte sul tema in questione.

Sulla scorta della riflessione avviata dagli adulti al campo estivo 2008 in merito al valore dell’amore umano quale “veicolo” del rivelarsi di Dio a noi, abbiamo inteso proseguire per conoscere meglio quale tesoro in esso si celi e quale mistero il Creatore vi abbia inscritto. Vorremmo amare di più l’amore umano; imparare a parlarne bene alla luce del Vangelo sgombrando il campo dai presunti “No” che la Chiesa non saprebbe far altro che dire quando interpellata in merito.

Ci sono delle domande aperte, alle quali la testimonianza di un credente, che ha famiglia e lunga esperienza giornalistica come Luigi Accattoli, potrebbe aiutarci a rispondere.

Eccole:

  • come mai noi giovani abbiamo così paura di metterci in gioco nelle relazioni affettive (amicizia, amore)?
  • sembra che in passato, per le generazioni a noi precedenti, fosse più "naturale", "spontaneo" amare, stringere relazioni... oggi, invece, nonostante ci sentiamo più liberi, sembriamo molto meno capaci di amare: è vero? Perché?
  • amore-sacrificio: abbiamo perso la capacità di sacrificarci?
  • oggi si è irrimediabilmente perso il "per sempre" di un amore?

I Giovani e gli Adulti dei nostri gruppi pensano che le direzioni in cui cercare risposte potrebbero essere tre:

  1. Oggi ognuno fa da solo quello che si sente: questo “metodo” quali vantaggi e svantaggi comporta sul piano di una crescita affettiva? oggi l'esperienza comune di amori “piccoli e tascabili” (liquidità dell'esperienza affettiva) può definirsi amore comunque? È, nonostante tutto, un incipit da cui può partire una educazione all'amore per sempre?
  2. Anche attraverso il corpo io sento l'altro, egli mi sfiora, c'è nella mia vita: sappiamo aiutare gli altri a percepire questo? che ruolo può giocare la famiglia nella valorizzazione del proprio corpo? quale cura di me stesso/stessa è necessaria oggi per parlare bene il linguaggio del mio corpo, per ampliare la gamma delle mie relazioni e renderle veicolo dell'amore dentro al quale Dio possa correre come un'elettricità?
  3. Sentirsi amati e confermati negli atteggiamenti che ci fanno progredire in “capacità di amare”: quale margine di manovra ed incidenza ha ancora la famiglia, oggi che dal "nido" in poi le figure di cura ed educative si moltiplicano a dismisura attorno ad un uomo/donna che cresce?

Spero di avervi stuzzicati abbastanza da farvi decidere fin d'ora d'essere presenti non solo voi, ma anche tutti quelli che vorrete portare con voi.

A presto Silvia Marchiori

Locandina