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Archivio consigli 2007 |
| MERCOLEDI' 21 MARZO 2007 |
| O.d.G. |
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| Delibere: |
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Dopo la recita dei Vespri insieme alla comunità del centro
pastorale prende la parola il Presidente che propone
all’approvazione il verbale del consiglio precedente (29/11/06)
, viene approvato all’unanimità dagli 8 consiglieri presenti e
aventi diritto di voto, con la precisazione da parte di
Antongiulio De Lazzari di correggere nell’ultima pagina del
verbale una parola relativa al futuro del campo in Kosovo e cioè
sostituire “qualcosa di alternativo “ con “qualcosa di stabile”.
Festa Unitaria del 2 giugno Raffaela Giomo c’è un’ipotesi di collegarsi alla festa catechistica di fine anno, che potrebbe svolgersi all’aperto e quindi la parrocchia provvederebbe alla copertura; però è tutta un’ipotesi che forse ha anche poche possibilità di realizzarsi. Tale iniziativa catechistica sarebbe la domenica precedente il 2 giugno, per cui la struttura dovrebbe stare posizionata 6 giorni. Siamo in attesa di una decisione del consiglio pastorale parrocchiale. Gastone Fusaro se non c’è questa struttura, siamo costretti ad abbandonare Quarto, perchè non pensiamo di celebrare all’aperto: nel campo di calcio siamo troppo dispersivi. Emanuele Bonisoli i matrimoni, specialmente quello del pomeriggio, rischiano di provocare disagio organizzativo per la nostra presenza; gli sposi dovrebbero essere avvisati in modo da non avere delle sorprese negative per noi e per loro. Gastone Fusaro c’è un’ipotesi alternativa: Chirignago. Resta però il problema del maltempo, anche se c’è la sala san Giorgio a disposizione. Gianni Leonardi suggerisce di avere l’attenzione dell’attraversamento della via Miranese. Gastone Fusaro la griglia organizzativa ripeterà quella dell’ultima festa. Come ipotesi teniamo Quarto, se c’è la struttura di protezione; altrimenti ci sposteremo a Chirignago. Pensiamo di definire subito dopo Pasqua, in modo da far girare la notizia del luogo di svolgimento con un congruo anticipo. Individuazione data per XIII Assemblea Elettiva diocesana EmanueleBonisoli : In più dobbiamo inserirci nei programmi del Patriarca se vogliamo averlo presente. Ad oggi la data disponibile è la domenica 27 gennaio 2008, mattina e primo pomeriggio, perchè è già in zona ed inizia la visita pastorale a Carpenedo. Gastone Fusaro dobbiamo decidere fra l’ 8/12 ed il 27/1 Raffaela Giomo se si fa a dicembre, siamo appena fuori della festa del ciao e dell’accoglienza. Gastone Fusaro anche per le adesioni gennaio è più favorevole. Viene approvata la data del 27 gennaio 2008 presso il centro pastorale cardinale G.Urbani Risposta del Consiglio alla richiesta dell’Ufficio
Catechistico in merito all’impegno dell’AC nella catechesi Piergiorgio Dri: La mia preoccupazione è che compaia in modo esplicito che l’AC non accetta di andare a fare la catechesi per conto proprio, in special modo quella sacramentale - come ci è stato chiesto in modo esplicito da don Valter - , ma affermare in modo chiaro la nostra volontà di collaborare e affiancare la parrocchia. Le conclusioni devono sottolineare la nostra disponibilità a discutere il progetto: il senso della comunità educante deve essere chiarito ed approfondito; nel complesso non si evince con chiarezza qual è la nostra risposta alla domanda palese di fare catechesi dell’iniziazione cristiana. Gastone Fusaro: come AC non condividiamo il fatto che la
catechesi dell’Iniziazione Cristiana venga affidata ad un gruppo
in particolare, sia esso AC o altro movimento. Questo pensiero
gli sembra sia espresso nel concetto di comunità educante che
riguarda famiglie, catechisti, sacerdoti, movimenti .... Gianluca De Mattia: C’è necessità di precisare il “no” alla catechesi affidata a movimenti ed il “sì” alla comunità educante. Piergiorgio Dri: La domanda è contraddittoria in se stessa in quanto, nel momento in cui viene affidata la catechesi al movimento o associazione - che per definizione sono esterni alla parrocchia (comunità) - viene spontaneo chiedersi: e la comunità educante dov’è? Si rivela la necessità che vada approfondita ed elaborata la comunità educante (cosa vuol dire). Alessandro Molaro non sarei così critico in merito alla formulazione della lettera, però avrei alcune osservazioni da fare nella premessa; essa va sottolineata meglio. Là dove dice “fondamentalmente, ritiene che il cammino di accompagnamento per i bambini, i fanciulli e i ragazzi all’incontro personale con Cristo sia compito specifico della comunità cristiana nella sua interezza e non debba, di norma, essere demandato o delegato in modo esclusivo a nessun gruppo, movimento o associazione” la frase è chiara. Invece è la seconda parte che lascia il dubbio “Oggi, a fronte della proposta presentata a settembre al Convegno del Cavallino, il Consiglio Diocesano si è sentito interpellato ed ha ritenuto di dover ridiscutere l’argomento.“ Qua lascia il dubbio, perchè bisognerebbe dire al punto 1 “ritiene il consiglio di confermare quanto detto nella premessa” mentre se non lo riconfermi, sembra che il Consiglio sia ritornato sull’argomento, mentre in realtà ha confermato. Sul punto 6 è da cambiare la formulazione. Sulla comunità educante creiamo dei problemi, perchè noi non definiamo cos’è una comunità educante: bisogna precisarlo. Antongiulio De Lazzari ritiene anche lui di dover precisare cos’è la comunità educante, perchè c’è una asimmetria fra il documento e quello che ci è stato chiesto nell’incontro con don Valter del 10/1/07. Don Renato: Noi non possiamo esimerci dalla riflessione che la nostra chiesa sta facendo: è un percorso e noi vi partecipiamo con il nostro stile. C’è una questione che si è aperta: se la catechesi dell’Iniziazione Cristiana sarà affidata a movimenti o no. Io non ho avuto l’impressione che don Valter ci abbia chiesto di fare catechesi ai bambini del catechismo. C’è ancora una fase di riflessione anche fra i sacerdoti. Sulla comunità educante dobbiamo indicare il nostro punto di vista. Gianni Leonardi: La catechesi è in evoluzione. Si è partiti dal sacerdote che faceva catechesi, poi si sono affiancati anche i laici, poi i genitori; lo sviluppo è quello di allargare il gruppo che si interessa dell’Iniziazione Cristiana non come partecipazione tecnico specialistica, ma come responsabilità comunionale nei confronti di questi ragazzi. Io allargherei la comunità educante anche ai movimenti, agli insegnanti, non solo quelli di religione, per estensione anche all’allenatore sportivo, se ne siamo capaci, perchè i ragazzi non sono a pezzi: occorre riportare all’integralità della persona che vive più esperienze. E’ ampia la comunità rispetto a quello che noi riusciamo a fare. Gastone Fusaro: Concorda che si debba esplicitare cos’è la comunità educante perchè sia un documento comprensibile. Per il punto 6 propone “i nostri educatori non hanno una specificità formativa per la catechesi.” Piergiorgio Dri: Mi piacerebbe che emergesse la nostra disponibilità a partecipare al dialogo che c’è in atto nella nostra Chiesa, specialmente nella ricchezza dell’esperienza laicale. Da quello che emerge sembra che il percorso di confronto con i laici stia avvenendo in seconda battuta. Don Renato non intravede nessuna intenzione verticistica e nemmeno alcuna volontà di non dialogare con i laici. Gastone Fusaro propone, a fronte di quanto emerso, di affidare a Silvia la stesura finale del documento con queste sottolineature: nel primo capoverso far emergere che la fase dell’accompagnamento deve essere fatta dalla comunità nella sua interezza. Il Consiglio approva. Gastone Fusaro: A suo tempo all’AC è stato chiesto di fare catechismo ed è stato scelto di collaborare. Nel secondo capoverso dobbiamo confermare le scelte evidenziate nel primo; dire: il Consiglio ha fatto una propria riflessione, che riporta. Va eliminato il punto 6. Nel penultimo paragrafo vanno inseriti i punti contenuti nel documento diocesano che fanno riferimento alla comunità educante e aggiunto che fa parte del nostro specifico. Ci sono poi altre osservazioni sulle ultime tre righe SilviaMarchiori : Una comunità educante è quella riferita ad una rete che incontra i ragazzi nelle loro esperienze di vita e un’altra comunità educante è quella dove c’è una precedente comunione di fede: sono due livelli diversi emersi finora dalle nostre riflessioni. In particolare, Piergiorgio chiede un respiro e una collaborazione più ampia allargata a tutta la Chiesa. Dobbiamo capire su che livello muoverci, per dare una risposta. Gastone Fusaro chiede di votare per: Gastone Fusaro: Diamo mandato a Silvia Marchiori di rielaborare correttamente quanto abbiamo deciso e quindi invieremo la risposta a don Valter e lo comunicheremo anche a tutti i presidenti parrocchiali in quanto erano presenti anche loro all’incontro con don Valter. Questo il testo finale: “ACCOMPAGNARE ALL’ INCONTRO PERSONALE CON CRISTO” L’Azione Cattolica di Venezia ha scelto, da molti anni, di
“affiancarsi” alla catechesi parrocchiale nell’educazione alla
fede dei più giovani. Pur essendo le guide ACR approvate e
predisposte a svolgere anche il cammino dell’Iniziazione
Cristiana, l’Azione Cattolica di Venezia ha preferito scegliere
la via della collaborazione con i parroci ed i catechisti
perché, fondamentalmente, ritiene che il cammino di introduzione
ed accompagnamento dei bambini, fanciulli e ragazzi all’incontro
personale con Cristo sia compito specifico della comunità
cristiana nella sua interezza e non debba, di norma, essere
demandato o delegato in modo esclusivo a nessun gruppo,
movimento o associazione. Oggi, a fronte della relazione presentata a settembre 2006 al Convegno del Cavallino, nella quale si prospettava l’eventualità di avviare cammini differenziati di iniziazione cristiana laddove il parroco lo ritenesse pastoralmente opportuno e secondo le indicazioni contenute nella Nota dell’Ufficio Catechistico nazionale del 1991 (al n° 26), il Consiglio Diocesano ha inteso confermare la linea finora tenuta dall’AC e qui sopra ricordata. In merito all’attuale situazione sono maturate anche le seguenti riflessioni:
Sulla base di queste riflessioni, confermata la scelta operata a suo tempo nei riguardi della catechesi, desideriamo camminare con la nostra Chiesa veneziana e portare il nostro specifico contributo su una delle vie che il Convegno del Cavallino ha indicato: la Comunità Educante. Comunità Educante intesa come luogo dove:
La Comunità Educante non è una novità ma, a nostro avviso, è
ancora un progetto valido perché forse non è mai stato proposto
e sperimentato in modo organico e sistematico: è rimasta una
bella idea; questa strada dovrà diventare il mezzo attraverso il
quale famiglie, catechisti, sacerdoti, religiose, movimenti ed
associazioni, impegnati nell’attenzione educativa dei ragazzi,
si coinvolgono per garantire loro una formazione che li riguardi
in tutto il loro essere, proponendosi come modello educante non
frammentato, ma unitario e comunionale. E’ nella natura dell’AC
essere un’esperienza comunitaria che si realizza nel servizio
alla comunità di tutti. Mestre, 21 marzo 2007 Il Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Venezia Approvazione rendiconto economico 2006 e previsione 2007 l Consiglio approva sia il Bilancio Consuntivo 2006 che il Bilancio di previsione 2007 che contiene le cifre coi limiti di spesa approvate nel precedente Consigli Adesioni: punto sulla situazione Gianni Leonardi Abbiamo 28 associazioni di cui 24 parrocchie;
2 gruppi interparrocchiali e due gruppi diocesani. La situazione
viene fotografata alla data odierna perchè fra le novità del
rinnovamento c’è anche che ci si può iscrivere fino al 30
settembre di ogni anno per cui i numeri sono in continua
evoluzione. C’è stata la perdita di un’associazione, S.Maria
della Speranza, e l’entrata di 3 nuove parrocchie: Natività di
Dese, Santa Maria Concetta di Eraclea, San Giovanni Bosco di
Ponte Crepaldo. Probabilmente l’interparrocchialità crescerà e
nelle denominazioni si dovrà tener conto delle diverse identità
parrocchiali di provenienza. Gastone Fusaro precisa che il termine corretto sarebbe “associazioni interparrocchiali” e non “gruppi interparrocchiali”. Varie (Campi Estivi – 2 giorni
Responsabili a San Vito – Scuola Teologico-Pastorale – Insieme
per l’Europa …) La due giorni responsabili 22-23-24 giugno sarà l’inizio del documento assembleare. La domenica ci sarà il centenario della casa con la presenza del patriarca Angelo che prima dedicherà un incontro alle 9.30 con in responsabili. E’ previsto un bus disponibile per andata e ritorno da Mestre. Prevediamo una presenza di 110-120 persone. La scuola teologico pastorale C’è stato un scambio epistolare con il patriarca, don Beniamino e don Valter perchè ci siamo trovati con un documento già fatto senza aver potuto interloquire, anche perchè per un disguido non è passata nemmeno nell’ordine del giorno del Consiglio Pastorale Diocesano. Noi come AC l’abbiamo saputo attraverso Gente Veneta. Alla fine dei dialoghi svolti, abbiamo manifestato il nostro disappunto perchè avremmo potuto inserire parte della nostra formazione. La proposta non è definitiva ma è da verificare: ipotizziamo che possa comprendere anche le nostre necessità. Bisogna capire se sarà la presidenza o la CUF ad esaminare come integrare la formazione nostra, con la scuola. Don Renato la scuola dovrebbe partire a settembre; è fatta a moduli, si può partecipare anche ad un solo modulo, diventa plausibile pensare che gli educatori dell’AC possano partecipare a moduli singoli in base alle esigenze formative personali. Piergiorgio Dri l’utilità la intravvede nella possibilità di partecipare a moduli distinti e ben delimitati nel tempo. Gianni Leonardi sarebbe interessante inserire una doppia offerta di orario, più flessibile Gastone Fusaro All’iniziativa “Insieme per l’Europa” prevista per il 12 maggio abbiamo scelto di dare l’adesione con la limitatezza delle nostre forze, ci chiedevano che l’esperienza da presentare fosse quella del Kosovo nel sabato 12/5 dalle 15 alle 18 al teatro tenda di san Giuliano Gianluca De Mattia il 13 maggio come MSAC festeggiano a Padova l’European day, dal 13/15 aprile a Chianciano festa nazionale del MSAC parteciperanno in 13 aderenti. Don Renato nel ponte di maggio c’è il convegno nazionale della FUCI a Vicenza si potrebbe investire inviando qualche giovane. |
| MERCOLEDI' 16 MAGGIO 2007 |
| O.d.G. |
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Al Consiglio, che inizia con la recita dei Vespri assieme alla
comunità religiosa del Centro, sono stati convocati, oltre i
consiglieri, anche i Presidenti parrocchiali; a tutti viene
consegnata una cartellina contenente:
Relazione del Presidente Gastone Fusaro : Un grazie di cuore a tutti voi che avete voluto condividere
questo appuntamento, ultimo di questo triennio, e dedicato alla
verifica ed alla programmazione del prossimo anno associativo
caratterizzato dalla XIII Ass. Elettiva che è stata fissata per
il 27 gennaio del 2008.
La due giorni di giugno sarà il primo appuntamento in cui grazie a quanto emerso nei lavori di gruppo del Convegno di Primavera, nel materiale presentato al recente Convegno delle Presidenze, unito a quanto ascolteremo in quei giorni in particolare dalla relazione sulla situazione sociale di Giuliano Zanon ed a quanto ci dirà il Patriarca nascerà la prima bozza di documento che il Consiglio sarà invitato ad elaborare in occasione del Consiglio di settembre ed a trasmettere poi alle associazioni parrocchiali (negli incontri zonali). Partiremo dal nostro attuale documento caratterizzato dalle 3 note di GP II (Contemplazione, comunione e missione) accompagnate dalla nostra parte associativa, le confronteremo con le cinque attenzioni del Convengo di VR (Vita affettiva – Lavoro e festa – Fragilità – Tradizione e Cittadinanza) che noi abbiamo declinato nelle cinque attenzioni trasversali di : Comunione Ecclesiale, Dialogo, Discernimento, Formazione e Missionari nella vita. Le idee però passano anche attraverso le persone ed il lavoro cui siamo tutti chiamati a svolgere in questi mesi è quello di iniziare ad individuare, laddove ciò è statutariamente necessario, le persone che ci sostituiranno nella responsabilità associativa. Non è nostro compito oggi definire le caratteristiche di queste persone, lo faremo a settembre, ma ad esse dovremo chiedere indipendentemente dal ruolo:
Un’ultima annotazione riguarda la consegna avvenuta all’associazione dei nuovi Itinerari Formativi elaborati a partire del PF che ora dobbiamo tradurre in scelte e metodi di lavoro per i gruppi. Le nuove guide ne terranno già conto, ma con la CUF abbiamo ritenuto di dover prima completare il cammino triennale predisposto ad inizio triennio, e che si concluderà a giugno 2008, lasciando quindi questo compito alla futura CUF sui lavori della quale dovevamo discutere oggi, ma che si è preferito far slittare per dare più spazio al tema del prossimo cammino annuale. Il cammino terminerà con la proposta della 2 giorni Responsabili di inizio triennio che direi di mettere comunque a calendario nella prospettiva di una conferma o cancellazione da parte del nuovo Consiglio. Alcune questioni sono rimaste ancora aperte: Dopo la decisione di sospendere l’iniziativa “Insieme per l’Europa” in Consulta diocesana si è sentito il bisogno di non interrompere il dialogo con le altre chiese cristiane e deciso di coinvolgerci nell’incontro Ecumenico di Pentecoste previsto a S.Trovaso giovedì 24 maggio alle ore 18.30: noi siamo chiamati a presentare una richiesta di perdono. Donatella Favaretto : coglie l’occasione per ringraziare e approvare il Presidente Diocesano per la sua intervista rilasciata a Gente Veneta in merito al Family Day: l’ha ritenuta appropriata, equilibrata e rispettosa di tutti. Gianluca De Mattia: nota una certa disaffezione associativa, l’informazione non passa soprattutto fra i responsabili. Antongiulio De Lazzari: come AC diocesana dobbiamo stare attenti a non programmare incontri di settore che creino interferenze con gli incontri unitari. Don Roberto: è fisiologico che ci sia più o meno partecipazione ed è importante disciplinare; però il vero problema è quando la gente non partecipa pur non avendo nessun altro impegno. Roy Costantini : bisogna ridare e ritrovare entusiasmo, creare movimento. Don Renato: le associazioni parrocchiali sono sbilanciate sul servizio (chiederei una conferma ai presidenti presenti); l’aderente è legato alla propria associazione e in particolare alla vita di settore AGC e ACR. Credo sia giusto interrogarsi sul fatto che siamo un’associazione e quindi dobbiamo vivere un’esperienza di comunione previa al servizio: l’AC esiste ancora prima dell’ACR e dell’ACG. La fatica dell’unitarietà diocesana esiste forse perchè anche a livello parrocchiale manca l’unitarietà, in quanto può prevalere la mia identità legata al settore e al servizio, piuttosto che al fatto di essere aderente all’AC. C’è da capire come riportare l’esperienza di comunione, di comunità all’interno delle associazioni. E’ una domanda che viene estesa a tutti in particolare ai presidenti. Alberto Angione: Nota che si sta verificando una diminuzione dei tempi disponibili per cui il binomio “formazione personale” e “servizio” sta subendo un attacco: perché, quando c’è poco tempo, ci si concentra maggiormente sul servizio che si vede più necessario anche se ci si sta impoverendo. Il problema si risolve cercando di formare un gruppo di giovani e giovani-adulti con forte identità che sappia coniugare meglio queste difficoltà. Spera nel gruppo giovani, perchè gli educatori ACR sono molto vincolati dal loro servizio in parrocchia. Emanuele Bonisoli: è vero che siamo sbilanciati nel servizio, è vero che ci sentiamo responsabili del servizio, è vero che c’è poca identità associativa. Quando dobbiamo programmare un evento associativo, ci poniamo questa domanda: dobbiamo chiamare un nome importante o rispondere al bisogno formativo? Dobbiamo trovare il modo di coinvolgere le persone nella loro formazione spirituale e associativa. Porto un esempio: il progetto formativo quanti l’hanno preso in mano? Sono problemi difficili anche a livello nazionale. Teresa Scantamburlo : sottolinea l’importanza della formazione, anche perchè più di qualcuno è venuto a teorizzare che non serve più di tanto. C’è scollamento fra centro diocesano e parrocchie. Non si riesce a fare un percorso comune; l’equipe ACR si sta interrogando per fare una proposta. Roy Costantini : l’azione si insegna facendo: puntiamo dunque sull’azione, cerchiamo persone che diano disponibilità, facciamo più incontri. Paolo Da Ponte: è da sempre che ci sono rapporti difficili fra centro diocesano e parrocchie. L’AC parrocchiale ha motivo di esistere se c’è il centro diocesano a cui fare riferimento. Mariangela Rossini : sulla proposta di fare più incontri siamo in controtendenza, perchè ad oggi si stanno diminuendo e, per quanto riguarda il centro diocesano, a lei sembra di notare che sia visto come chiuso e selettivo. Livia Battisti: sottolinea che il gruppo adulti di San Marco è molto presente e fedele agli incontri diocesani. Francesco Sordi: (collegandosi a quanto espresso da Teresa) è il momento di fare scelte coraggiose; i Presidenti ripensino alle modalità di scelta degli Educatori. Raffaela Giomo: sulle feste ha delle perplessità. Se vanno bene per l’ACR non è detto che valgano per tutti. La festa dell’accoglienza è un esempio di scarsa partecipazione. L’AC non è fare tante feste. Si pone una domanda: dove sono i Giovani di AC che non svolgono il servizio di educatori? come vivono l’associazione? C’è un vuoto: fra educatori ACR e Adulti c’è una zona grigia. Roy Costantini : la festa è sempre un momento formativo anche perchè per diverse parrocchie assieme al campo scuola sono gli unici momenti formativi.. Chiara Costantini come membro dell’equipe ACR è stata contenta della risposta partecipativa degli Educatori ACR. Pensa che sia importante non la quantità nella partecipazione, ma la qualità e la motivazione, bisogna tenere alto l’impegno. E’ d’accordo per potenziare gli incontri zonali anche se è un riprendere modalità già sperimentate in passato. Gianni Leonardi nella formazione c’è un’aspetto non trascurabile che è quello del modello della trasmissione della fede con la testimonianza personale. Chi ha trovato la Buona Notizia la comunica con prontezza ed entusiasmo all’altro. Per cui, in parallelo, chi ha ricevuto la formazione diventa lui stesso formatore nel trasmettere quello che ha appreso. Nell’esercizio della responsabilità comunitaria verso i membri della propria associazione, uno si fa carico della trasmissione, questo senza diminuire la necessità di corsi o incontri formativi, ma vivendo la propria responsabilità: ognuno è protagonista attivo e passivo della propria e altrui formazione. Mi soffermerei sul fatto che ognuno di noi è compagno di viaggio di qualcun altro, uno insegna all’altro e, mentre insegna, apprende ed aumenta la comunione, uno racconta e l’altro ascolta, insieme responsabili della nostra vita associativa. Federica Padrin nella sua parrocchia hanno da poco fatto il punto del triennio e si sono in particolare soffermati sul vuoto che c’è fra Adulti e Giovanissimi, siamo arrivati alla conclusione che ai Giovani bisogna dedicare un’altra modalità di incontro e di formazione; le fasce di età dei giovani hanno bisogno di esperienza, la festa dell’accoglienza non sembra più adatta. Il gruppo giovani quest’anno ha fatto formazione partecipando alla catechesi parrocchiale perchè non avevamo educatori giovani disponibili, però non è stato positivo per l’appartenenza associativa. Teresa Scantamburlo quello che ha detto Raffaela lo condivide, però rileva che hanno avuto buoni risultati positivi lavorando insieme come equipe ACR e ACG, perchè permetteva ai giovani di lavorare insieme; in prospettiva si può sperare di riuscire a fare che tutti i giovani si trovino assieme . Don Roberto sul fatto che il senso di appartenenza possa essere scadente, si potrebbe proporre a livello regionale di fare un’esperienza di tipo scuola associativa, generare uno spirito forte di amore alla Chiesa e associativo. Si potrebbe mandare una decina di giovani ogni anno anche aiutandoli finanziariamente. Dobbiamo cercare di fare delle proposte elevate. Piergiorgio Dri sull’appartenenza si può affermare che appartenere alla Chiesa é anche appartenere all’AC: sono biunivoche le appartenenze. Per quanto riguarda i Giovani: stanno vivendo una carenza di formazione e accompagnamento personale; non hanno più nessun riferimento; nessuno gli fa la domanda: come va la tua vita? Dobbiamo chiederci come dare rinnovato vigore ai rapporti umani che sono essenziali. Da tenere presente che la fascia giovani si è allargata dai 16 ai 30 anni, per cui è difficile fare proposte che vadano bene per tutti. Donatella Favaretto cita il libro di Paola Bignardi “Un dono da condividere un dono da moltiplicare” parla delle fatiche della vita associativa. Si ritrova in tutte le cose dette ma, in particolare, sottolinea l’importanza della comunità parrocchiale: è li che si vive la propria fede e appartenenza. Bisogna spendersi nella propria comunità con rapporti umani, è nella propria comunità che si fa esperienza di fede, di vita, di campiscuola e la formazione è fatta di una somma di esperienze. E’ importante trovare compagni di strada. Non ci sono modelli precostituiti, ma bisogna avere capacità di ascoltare chi ci sta vicino e cercare risposte per dare soluzioni anche creative. E’ importante il primo ascolto fra responsabili associativi. Gastone Fusaro ringrazia per il bel momento di comunione associativa e scambio di esperienze per trovare delle strade e condividere assieme quanto vissuto. E’ importante la presenza dei responsabili parrocchiali per la nostra vita associativa e per la nostra comunione. Alcune parziali risposte ad alcuni quesiti emersi:
Il programma calendario sarà messo a punto per l’incontro responsabili a San Vito. Varie |