Archivio consigli 2007

MERCOLEDI' 21 MARZO 2007
O.d.G.
  • Festa Unitaria 2 giugno
  • Individuazione data per XIII Assemblea Elettiva diocesana
  • Risposta del Consiglio alla richiesta dell’Ufficio Catechistico in merito all’impegno dell’AC nella catechesi (vedi bozza allegata)
  • Approvazione rendiconto economico 2006 e previsione 2007 (a cura dell’Amministratore)
  • Adesioni: punto sulla situazione (a cura del Segretario)
  • Varie (Campi Estivi – 2 giorni Responsabili a San Vito – Scuola Teologico-Pastorale – Insieme per l’Europa …)
Delibere:
Dopo la recita dei Vespri insieme alla comunità del centro pastorale prende la parola il Presidente che propone all’approvazione il verbale del consiglio precedente (29/11/06) , viene approvato all’unanimità dagli 8 consiglieri presenti e aventi diritto di voto, con la precisazione da parte di Antongiulio De Lazzari di correggere nell’ultima pagina del verbale una parola relativa al futuro del campo in Kosovo e cioè sostituire “qualcosa di alternativo “ con “qualcosa di stabile”.

Festa Unitaria del 2 giugno
Gastone Fusaro Questo è uno di quei temi che il Consiglio ha deciso di prendere in considerazione e approfondire rispetto a tutte le attività che si svolgono durante l’anno.
La Festa è nata nel 1997. In quanto momento di festa e conclusione dell’attività annuale, ha voluto essere sempre appuntamento unitario per dare visibilità associativa alla nostra realtà fatta di adulti, bambini, ragazzi e giovani: non è facile mettere assieme questo mix di persone e di età, ma l’obiettivo rimane quello. Vanno ricercate quindi ulteriori piste e strade sempre nuove perché, se lo stile è quello di essere una grande famiglia, ci deve essere un unico sforzo collaborativo - come mi sembra sia avvenuto in questi anni. All’inizio la festa è stata anche un modo per recuperare alcune iniziative dell’ACR (come i gemellaggi e le feste interparrocchiali) che, non riuscendo a decollare, si stavano spegnendo: c’era la necessità di dare un po’ di tono alla vita associativa. Attraverso la Festa unitaria si intendeva offrire una possibilità di conoscenza fra le varie associazioni, poiché essa stava diminuendo e mancando un collegamento fra queste.
L’organizzazione ha sempre voluto, e dovuto, essere leggera: questo per non creare difficoltà nei momenti di fine anno che sono già appesantiti da tante attività e poche risorse; quindi si e optato per una soluzione nella quale festa, attività e giochi - presentati in modo decoroso, ma senza necessità di lunghe preparazioni - si è utilizzata la collaborazione di persone e gruppi che avevano già organizzato eventi del genere. Manca ancora un giusto equilibrio fra le varie esigenze di partecipazione per tutti.
Negli ultimi cinque anni abbiamo avuto brutto tempo solo nel 2002 e questo ci ha favorito, ma abbiamo bisogno di una certa tranquillità in merito all’andamento meteorologico; c’è necessità di avere degli spazi coperti. Questa prospettiva ha un suo costo e si può valutare se è sostenibile ai fini di allagare la partecipazione.
Negli ultimi anni la festa è stata messa a calendario il 2 giugno e sembra aver raccolto il gradimento delle associazioni - visto l’aumento delle presenze - ; inoltre, permette alle varie associazioni di conoscere con congruo anticipo i programmi/calendari futuri. Il fatto che si sia svolta a Quarto d’Altino ha facilitato la presenza dei veneziani che approfittano della comodità del treno.
L’aumento delle presenze sta dimostrando ristretti gli spazi offerti dalla parrocchia di Quarto d’Altino, soprattutto per gli incontri di settore e articolazione, anche se bisogna stare attenti a non sovraccaricare con queste attività una festa che deve rimanere tale.
Quest’anno a Quarto ci sono in concomitanza dei matrimoni e in particolare alle 11 e alle 15; questo ci mette in difficoltà per la celebrazione della Santa messa in chiesa e quindi siamo in attesa di capire se c’è la possibilità di usufruire di una copertura all’esterno, che però è una decisione dipendente dalla parrocchia.

Raffaela Giomo c’è un’ipotesi di collegarsi alla festa catechistica di fine anno, che potrebbe svolgersi all’aperto e quindi la parrocchia provvederebbe alla copertura; però è tutta un’ipotesi che forse ha anche poche possibilità di realizzarsi. Tale iniziativa catechistica sarebbe la domenica precedente il 2 giugno, per cui la struttura dovrebbe stare posizionata 6 giorni. Siamo in attesa di una decisione del consiglio pastorale parrocchiale.

Gastone Fusaro se non c’è questa struttura, siamo costretti ad abbandonare Quarto, perchè non pensiamo di celebrare all’aperto: nel campo di calcio siamo troppo dispersivi.

Emanuele Bonisoli i matrimoni, specialmente quello del pomeriggio, rischiano di provocare disagio organizzativo per la nostra presenza; gli sposi dovrebbero essere avvisati in modo da non avere delle sorprese negative per noi e per loro.

Gastone Fusaro c’è un’ipotesi alternativa: Chirignago. Resta però il problema del maltempo, anche se c’è la sala san Giorgio a disposizione.

Gianni Leonardi suggerisce di avere l’attenzione dell’attraversamento della via Miranese.

Gastone Fusaro la griglia organizzativa ripeterà quella dell’ultima festa. Come ipotesi teniamo Quarto, se c’è la struttura di protezione; altrimenti ci sposteremo a Chirignago. Pensiamo di definire subito dopo Pasqua, in modo da far girare la notizia del luogo di svolgimento con un congruo anticipo.

Individuazione data per XIII Assemblea Elettiva diocesana
Gastone Fusaro: A fine anno 2007 c’è la scadenza del triennio. Quella nazionale è prevista per fine aprile 2008, per cui noi dobbiamo regolarci su come arrivare alla nostra assemblea elettiva. Le ipotesi sono due: il 9 dicembre - correndo il rischio di appesantire l’attività delle parrocchie - oppure a gennaio come l’ultima.

EmanueleBonisoli : In più dobbiamo inserirci nei programmi del Patriarca se vogliamo averlo presente. Ad oggi la data disponibile è la domenica 27 gennaio 2008, mattina e primo pomeriggio, perchè è già in zona ed inizia la visita pastorale a Carpenedo.

Gastone Fusaro dobbiamo decidere fra l’ 8/12 ed il 27/1

Raffaela Giomo se si fa a dicembre, siamo appena fuori della festa del ciao e dell’accoglienza.

Gastone Fusaro anche per le adesioni gennaio è più favorevole.

Viene approvata la data del 27 gennaio 2008 presso il centro pastorale cardinale G.Urbani

Risposta del Consiglio alla richiesta dell’Ufficio Catechistico in merito all’impegno dell’AC nella catechesi
Viene letta da Emanuele Bonisoli la bozza predisposta dalla Presidenza e su di essa si apre il dibattito.

Piergiorgio Dri: La mia preoccupazione è che compaia in modo esplicito che l’AC non accetta di andare a fare la catechesi per conto proprio, in special modo quella sacramentale - come ci è stato chiesto in modo esplicito da don Valter - , ma affermare in modo chiaro la nostra volontà di collaborare e affiancare la parrocchia. Le conclusioni devono sottolineare la nostra disponibilità a discutere il progetto: il senso della comunità educante deve essere chiarito ed approfondito; nel complesso non si evince con chiarezza qual è la nostra risposta alla domanda palese di fare catechesi dell’iniziazione cristiana.

Gastone Fusaro: come AC non condividiamo il fatto che la catechesi dell’Iniziazione Cristiana venga affidata ad un gruppo in particolare, sia esso AC o altro movimento. Questo pensiero gli sembra sia espresso nel concetto di comunità educante che riguarda famiglie, catechisti, sacerdoti, movimenti ....
Ci deve essere una grande attenzione alla comunione, all’unità e al convergere di tutti sull’Iniziazione Cristiana, per questo è stata indicata la comunità educante .

Gianluca De Mattia: C’è necessità di precisare il “no” alla catechesi affidata a movimenti ed il “sì” alla comunità educante.

Piergiorgio Dri: La domanda è contraddittoria in se stessa in quanto, nel momento in cui viene affidata la catechesi al movimento o associazione - che per definizione sono esterni alla parrocchia (comunità) - viene spontaneo chiedersi: e la comunità educante dov’è? Si rivela la necessità che vada approfondita ed elaborata la comunità educante (cosa vuol dire).

Alessandro Molaro non sarei così critico in merito alla formulazione della lettera, però avrei alcune osservazioni da fare nella premessa; essa va sottolineata meglio. Là dove dice “fondamentalmente, ritiene che il cammino di accompagnamento per i bambini, i fanciulli e i ragazzi all’incontro personale con Cristo sia compito specifico della comunità cristiana nella sua interezza e non debba, di norma, essere demandato o delegato in modo esclusivo a nessun gruppo, movimento o associazione” la frase è chiara. Invece è la seconda parte che lascia il dubbio “Oggi, a fronte della proposta presentata a settembre al Convegno del Cavallino, il Consiglio Diocesano si è sentito interpellato ed ha ritenuto di dover ridiscutere l’argomento.“ Qua lascia il dubbio, perchè bisognerebbe dire al punto 1 “ritiene il consiglio di confermare quanto detto nella premessa” mentre se non lo riconfermi, sembra che il Consiglio sia ritornato sull’argomento, mentre in realtà ha confermato. Sul punto 6 è da cambiare la formulazione. Sulla comunità educante creiamo dei problemi, perchè noi non definiamo cos’è una comunità educante: bisogna precisarlo.

Antongiulio De Lazzari ritiene anche lui di dover precisare cos’è la comunità educante, perchè c’è una asimmetria fra il documento e quello che ci è stato chiesto nell’incontro con don Valter del 10/1/07.

Don Renato: Noi non possiamo esimerci dalla riflessione che la nostra chiesa sta facendo: è un percorso e noi vi partecipiamo con il nostro stile. C’è una questione che si è aperta: se la catechesi dell’Iniziazione Cristiana sarà affidata a movimenti o no. Io non ho avuto l’impressione che don Valter ci abbia chiesto di fare catechesi ai bambini del catechismo. C’è ancora una fase di riflessione anche fra i sacerdoti. Sulla comunità educante dobbiamo indicare il nostro punto di vista.

Gianni Leonardi: La catechesi è in evoluzione. Si è partiti dal sacerdote che faceva catechesi, poi si sono affiancati anche i laici, poi i genitori; lo sviluppo è quello di allargare il gruppo che si interessa dell’Iniziazione Cristiana non come partecipazione tecnico specialistica, ma come responsabilità comunionale nei confronti di questi ragazzi. Io allargherei la comunità educante anche ai movimenti, agli insegnanti, non solo quelli di religione, per estensione anche all’allenatore sportivo, se ne siamo capaci, perchè i ragazzi non sono a pezzi: occorre riportare all’integralità della persona che vive più esperienze. E’ ampia la comunità rispetto a quello che noi riusciamo a fare.

Gastone Fusaro: Concorda che si debba esplicitare cos’è la comunità educante perchè sia un documento comprensibile. Per il punto 6 propone “i nostri educatori non hanno una specificità formativa per la catechesi.”

Piergiorgio Dri: Mi piacerebbe che emergesse la nostra disponibilità a partecipare al dialogo che c’è in atto nella nostra Chiesa, specialmente nella ricchezza dell’esperienza laicale. Da quello che emerge sembra che il percorso di confronto con i laici stia avvenendo in seconda battuta.

Don Renato non intravede nessuna intenzione verticistica e nemmeno alcuna volontà di non dialogare con i laici.

Gastone Fusaro propone, a fronte di quanto emerso, di affidare a Silvia la stesura finale del documento con queste sottolineature: nel primo capoverso far emergere che la fase dell’accompagnamento deve essere fatta dalla comunità nella sua interezza. Il Consiglio approva.

Gastone Fusaro: A suo tempo all’AC è stato chiesto di fare catechismo ed è stato scelto di collaborare. Nel secondo capoverso dobbiamo confermare le scelte evidenziate nel primo; dire: il Consiglio ha fatto una propria riflessione, che riporta. Va eliminato il punto 6. Nel penultimo paragrafo vanno inseriti i punti contenuti nel documento diocesano che fanno riferimento alla comunità educante e aggiunto che fa parte del nostro specifico. Ci sono poi altre osservazioni sulle ultime tre righe

SilviaMarchiori : Una comunità educante è quella riferita ad una rete che incontra i ragazzi nelle loro esperienze di vita e un’altra comunità educante è quella dove c’è una precedente comunione di fede: sono due livelli diversi emersi finora dalle nostre riflessioni. In particolare, Piergiorgio chiede un respiro e una collaborazione più ampia allargata a tutta la Chiesa. Dobbiamo capire su che livello muoverci, per dare una risposta.

Gastone Fusaro chiede di votare per:
ipotesi a) risposta inerente al tema della comunità educante riportata nel documento del Cavallino
ipotesi b) risposta contenente la richiesta di partecipare all’elaborazione di tutta la pastorale della Chiesa di Venezia.
11 voti a favore dell’ipotesi (a
1 voto a favore dell’ipotesi (b
1 astenuto

Gastone Fusaro: Diamo mandato a Silvia Marchiori di rielaborare correttamente quanto abbiamo deciso e quindi invieremo la risposta a don Valter e lo comunicheremo anche a tutti i presidenti parrocchiali in quanto erano presenti anche loro all’incontro con don Valter.

Questo il testo finale:

“ACCOMPAGNARE ALL’ INCONTRO PERSONALE CON CRISTO”
Riflessioni del Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Venezia

L’Azione Cattolica di Venezia ha scelto, da molti anni, di “affiancarsi” alla catechesi parrocchiale nell’educazione alla fede dei più giovani. Pur essendo le guide ACR approvate e predisposte a svolgere anche il cammino dell’Iniziazione Cristiana, l’Azione Cattolica di Venezia ha preferito scegliere la via della collaborazione con i parroci ed i catechisti perché, fondamentalmente, ritiene che il cammino di introduzione ed accompagnamento dei bambini, fanciulli e ragazzi all’incontro personale con Cristo sia compito specifico della comunità cristiana nella sua interezza e non debba, di norma, essere demandato o delegato in modo esclusivo a nessun gruppo, movimento o associazione.
Ciò non ha mai significato rifiutare un eventuale impegno diretto, laddove un’esigenza straordinaria lo avesse richiesto; tuttavia, data la lunga tradizione catechetica della nostra diocesi, per l’AC primario rimane un cammino di condivisione nell’annuncio del Vangelo.

Oggi, a fronte della relazione presentata a settembre 2006 al Convegno del Cavallino, nella quale si prospettava l’eventualità di avviare cammini differenziati di iniziazione cristiana laddove il parroco lo ritenesse pastoralmente opportuno e secondo le indicazioni contenute nella Nota dell’Ufficio Catechistico nazionale del 1991 (al n° 26), il Consiglio Diocesano ha inteso confermare la linea finora tenuta dall’AC e qui sopra ricordata.

In merito all’attuale situazione sono maturate anche le seguenti riflessioni:

  1. Molti soci sono impegnati nel catechismo parrocchiale ed alcuni svolgono il doppio ruolo di catechista ed educatore ACR o ACG, con difficoltà a coniugare il doppio servizio ed a rispettare le specificità del cammino catechistico e di quello associativo.
  2. Pur nella diversità dei ruoli, sono in atto numerose collaborazioni tra ACR e catechisti; rimangono comunque due realtà che troppo poco entrano in dialogo tra loro anche perché mancano momenti ”sistematici” di incontro.
  3. I ragazzi dei nostri gruppi, costituiti per fasce di età e non per classi, vivono i momenti significativi dei sacramenti accompagnati e sostenuti dagli altri amici dell’associazione, ciò facilità successivamente l’inserimento dei ragazzi nei gruppi giovanissimi.
  4. I ragazzi che dai 6 ai 14 anni frequentano i nostri gruppi ACR sono una percentuale irrisoria rispetto ai 20.000 di cui si parla nella suddetta relazione, ma non per questo meno significativa e necessaria di attenzione da parte nostra, specie in riferimento ai contatti che si intessono con i genitori.
  5. I pochi casi in cui alcuni gruppi associativi hanno sostenuto il cammino alla scoperta di Cristo di alcuni ragazzi e giovani, non battezzati, sono stati considerati servizi eccezionali e non ordinari e tipici per l’Azione Cattolica.
  6. L’ACR è l’attenzione educativa che Adulti e Giovani rivolgono verso i loro fratelli più piccoli rendendoli protagonisti del loro cammino formativo; i “Tempi di catechesi” che comunque fanno parte dei nostri cammini associativi non sostituiscono la catechesi parrocchiale.
  7. Ci sentiamo molto in sintonia col titolo della citata relazione, “Introdurre e accompagnare i bambini, i fanciulli e i ragazzi all’incontro personale con Cristo nella comunità cristiana”: esso richiama l’idea di un itinerario di fede che si snoda lungo tutto l’arco della vita, e pone l’attenzione ad una formazione permanente proponendo in maniera forte la comunità cristiana come il luogo ordinario dell’incontro con Cristo.

Sulla base di queste riflessioni, confermata la scelta operata a suo tempo nei riguardi della catechesi, desideriamo camminare con la nostra Chiesa veneziana e portare il nostro specifico contributo su una delle vie che il Convegno del Cavallino ha indicato: la Comunità Educante.

Comunità Educante intesa come luogo dove:

  • si ha cura che i bambini, i fanciulli ed i ragazzi siano sempre visti nel loro cammino integrale, considerando il più possibile tutti gli aspetti della loro esistenza: famiglia, scuola, sport e tempo libero, preghiera e liturgia;
  • i bambini, i fanciulli ed i ragazzi incontrano non dei singoli educatori, ma il loro insieme come comunione vitale di persone che vivono e testimoniano autorevolmente ciò che propongono;
  • sono espresse tutte le figure che normalmente interagiscono con la vita dei bambini, dei fanciulli e dei ragazzi (genitori, sacerdote, catechisti, educatori….);
  • si aiutano i bambini, i fanciulli ed i ragazzi a vivere una vita di gruppo.

La Comunità Educante non è una novità ma, a nostro avviso, è ancora un progetto valido perché forse non è mai stato proposto e sperimentato in modo organico e sistematico: è rimasta una bella idea; questa strada dovrà diventare il mezzo attraverso il quale famiglie, catechisti, sacerdoti, religiose, movimenti ed associazioni, impegnati nell’attenzione educativa dei ragazzi, si coinvolgono per garantire loro una formazione che li riguardi in tutto il loro essere, proponendosi come modello educante non frammentato, ma unitario e comunionale. E’ nella natura dell’AC essere un’esperienza comunitaria che si realizza nel servizio alla comunità di tutti.
Ci rendiamo, dunque, disponibili a collaborare per la costituzione e la crescita della “comunità educante”: riflettendo assieme sulla proposta, elaborando eventuali piste di lavoro, coinvolgendo nella necessaria sperimentazione le nostre associazioni parrocchiali.

Mestre, 21 marzo 2007

Il Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Venezia

Approvazione rendiconto economico 2006 e previsione 2007
L’amministratore Piscopo Antonio presenta la verifica di bilancio 2006 stilata assieme ai due revisori (Silvia Madricardo e Alessandro Gazzetta) e spiega voce per voce, commentando, le variazioni, iniziando dal consuntivo 2006.

l Consiglio approva sia il Bilancio Consuntivo 2006 che il Bilancio di previsione 2007 che contiene le cifre coi limiti di spesa approvate nel precedente Consigli

Adesioni: punto sulla situazione

Gianni Leonardi Abbiamo 28 associazioni di cui 24 parrocchie; 2 gruppi interparrocchiali e due gruppi diocesani. La situazione viene fotografata alla data odierna perchè fra le novità del rinnovamento c’è anche che ci si può iscrivere fino al 30 settembre di ogni anno per cui i numeri sono in continua evoluzione. C’è stata la perdita di un’associazione, S.Maria della Speranza, e l’entrata di 3 nuove parrocchie: Natività di Dese, Santa Maria Concetta di Eraclea, San Giovanni Bosco di Ponte Crepaldo. Probabilmente l’interparrocchialità crescerà e nelle denominazioni si dovrà tener conto delle diverse identità parrocchiali di provenienza.
I presidenti di ogni parrocchia, che hanno avuto disdette, hanno ricevuto una lettera con la quale erano invitati a soffermarsi con il contatto personale con chi ha disdetto per capirne le motivazioni.
Da quest’anno ci sono 11 associazioni che hanno chiesto di usare la password per gestire le adesioni con il programma informatizzato “Dalì” e questo lo hanno fatto con bravura. Siamo tornati a livelli di adesioni del 2002: è un dato importante.

Gastone Fusaro precisa che il termine corretto sarebbe “associazioni interparrocchiali” e non “gruppi interparrocchiali”.

Varie (Campi Estivi – 2 giorni Responsabili a San Vito – Scuola Teologico-Pastorale – Insieme per l’Europa …)
Fusaro Gastone presenta il calendario. I campi sono nati partendo dalla disponibilità degli educatori e questo ha fatto sì che sia stato tagliato un campo di 5^ superiore per carenza di educatori. Il campo formativo per educatori si farà assieme alla diocesi di Pordenone a Cimolais. Nelle partenze per i campi c’è stata una modifica. Le partenze avverranno da Zelarino centro pastorale card. Urbani. Si parte alle 13 e si rientra alle 16 da S.Vito con previsto arrivo alle 18 a Zelarino. Questo permetterà un risparmio di circa 200 euro per ogni viaggio. Venezia, se ci sono partecipanti, sarà servita da piazzale Roma.

La due giorni responsabili 22-23-24 giugno sarà l’inizio del documento assembleare. La domenica ci sarà il centenario della casa con la presenza del patriarca Angelo che prima dedicherà un incontro alle 9.30 con in responsabili. E’ previsto un bus disponibile per andata e ritorno da Mestre. Prevediamo una presenza di 110-120 persone.

La scuola teologico pastorale C’è stato un scambio epistolare con il patriarca, don Beniamino e don Valter perchè ci siamo trovati con un documento già fatto senza aver potuto interloquire, anche perchè per un disguido non è passata nemmeno nell’ordine del giorno del Consiglio Pastorale Diocesano. Noi come AC l’abbiamo saputo attraverso Gente Veneta. Alla fine dei dialoghi svolti, abbiamo manifestato il nostro disappunto perchè avremmo potuto inserire parte della nostra formazione. La proposta non è definitiva ma è da verificare: ipotizziamo che possa comprendere anche le nostre necessità. Bisogna capire se sarà la presidenza o la CUF ad esaminare come integrare la formazione nostra, con la scuola.

Don Renato la scuola dovrebbe partire a settembre; è fatta a moduli, si può partecipare anche ad un solo modulo, diventa plausibile pensare che gli educatori dell’AC possano partecipare a moduli singoli in base alle esigenze formative personali.

Piergiorgio Dri l’utilità la intravvede nella possibilità di partecipare a moduli distinti e ben delimitati nel tempo.

Gianni Leonardi sarebbe interessante inserire una doppia offerta di orario, più flessibile

Gastone Fusaro All’iniziativa “Insieme per l’Europa” prevista per il 12 maggio abbiamo scelto di dare l’adesione con la limitatezza delle nostre forze, ci chiedevano che l’esperienza da presentare fosse quella del Kosovo nel sabato 12/5 dalle 15 alle 18 al teatro tenda di san Giuliano

Gianluca De Mattia il 13 maggio come MSAC festeggiano a Padova l’European day, dal 13/15 aprile a Chianciano festa nazionale del MSAC parteciperanno in 13 aderenti.

Don Renato nel ponte di maggio c’è il convegno nazionale della FUCI a Vicenza si potrebbe investire inviando qualche giovane.

MERCOLEDI' 16 MAGGIO 2007
O.d.G.
  • Condivisione delle esperienze 2006/07 ed approvazione delle linee del cammino associativo 2007/08.
  • Varie
Delibere:
Al Consiglio, che inizia con la recita dei Vespri assieme alla comunità religiosa del Centro, sono stati convocati, oltre i consiglieri, anche i Presidenti parrocchiali; a tutti viene consegnata una cartellina contenente:
  • la relazione del Presidente bozza del calendario 2007/08
  • materiale inerente i campi scuola estivi
  • presentazione della scuola di formazione teologica pastorale Santa Caterina.
  • bozza programma due giorni responsabili 22-24/6/07

Relazione del Presidente Gastone Fusaro :

Un grazie di cuore a tutti voi che avete voluto condividere questo appuntamento, ultimo di questo triennio, e dedicato alla verifica ed alla programmazione del prossimo anno associativo caratterizzato dalla XIII Ass. Elettiva che è stata fissata per il 27 gennaio del 2008.
“Di segni di speranza” (come recitava uno slogan dello scorso anno) se ne possono vedere molti, ma quello che mi sembra più significativo è il rafforzarsi, specie a livello diocesano, di una struttura e di un cammino che fanno dell’unitarietà associativa il loro punto di forza. Penso a come tutte le iniziative diocesane, anche se di settore, abbiano coinvolto l’associazione nella sua interezza (dalla festa del ciao alla preparazione dei campi, dalla festa dell’accoglienza al convegno di primavera…).
E’ il segnale di uno stile che ci fa vivere in maniera più forte il nostro essere AC; è una strada non facile ma necessaria per vivere più pienamente anche la nostra comunione associativa; è un impegno che, pur nelle difficoltà, richiede il nostro sforzo per testimoniare la reciproca vicinanza e la possibilità di dialogo tra generazioni. E’ infine uno stile da vivere anche e soprattutto a livello parrocchiale dove forse possono emergere più facilmente le difficoltà.
Unitarietà intesa non come uno slogan ma uno stile che TESTIMONIA in modo forte la comunione e la corresponsabilità cui siamo chiamati dal nostro essere chiesa e AC.
Comunione: è uno dei mandati lasciatici a Loreto da GP II, propostici dal nostro Patriarca e sul quale l’associazione deve continuare il proprio cammino declinandola attraverso tutti quegli ambiti che abbiamo individuato nel nostro documento triennale sia all’interno dell’associazione, sia all’esterno con la nostre comunità e con la società in cui viviamo. Vivere questa comunione non sempre è facile perché molteplici sono le diversità di idee e di impostazione di vita, e le scelte spesso passano attraverso la nostra mediazione e le nostre testimonianze. L’ultimo passaggio sul “Family Day” ci ha nuovamente insegnato come ci si possa dividere non sulle questione di fondo, ma sulle sensibilità operative; l’intervista che ho rilasciata a GV voleva esprimere proprio questo e al Patriarca, nell’incontro che ho avuto il 5 maggio, ho ribadito questa mia, e nostra, sensibilità; come era prevedibile ciò ha sollevato in alcuni risentite reazioni che non mi sono sembrate tipiche di una accoglienza delle diversità di vedute, ma mi ha anche fatto comprendere, attraverso le lettere, le mail, le telefonate e gli incontri con tante persone e sacerdoti quanto fragile sia la comunione nella nostra chiesa.
A fronte di questa fragilità, mi è venuto spontaneo considerare quanto poco siamo abituati al confronto, al dialogo ed alle scelte; forse anche per questo motivo risuona sempre più spesso la richiesta di luoghi di “discernimento comunitario” . Se il termine è nato ed è stato utilizzato inizialmente per individuare spazi di confronto nei riguardi del sociale e del politico, con riferimento alla dottrina sociale della chiesa, oggi si fanno maggiori riferimenti ad un suo utilizzo all’interno della chiesa per un maggior coinvolgimento e consapevolezza dei cristiani attorno ai temi che coinvolgono l’uomo d’oggi; troppo emergono le differenze e troppo poco i valori e la fede in Cristo che ci unisce.
Il Presidente Alici parlava di discernimento al Convegno nazionale delle Presidenze con particolare riferimento alla nostra vita associativa dicendo che esso deve essere “straordinario e coraggioso” . Questo, interpella me come Presidente diocesano, ma credo solleciti tutti noi responsabili dell’associazione a dedicare maggiori spazi del nostro tempo ad una condivisione del nostro “pensare”, non per sottrarci all’agire, ma per vivere più pienamente quella scelta religiosa che l’associazione ha fatto e che ponendo Cristo al centro della nostra formazione ci chiede di essere ponte tra la chiesa ed il mondo, cristiani testimoni visibili e condivisibili, non arroccati su una delle due sponde ma cristiani che ricercano “nel cuore dell’uomo la radice di quel bene comune che riunisce in se i valori universali e irrinunciabili della vita e della pace” (come ci ha detto Alici) consapevoli non solo di ciò che ci accomuna, ma anche di ciò che ci precede: Cristo via, verità e vita. Nel documento associativo tra gli impegni della missione abbiamo inserito l’impegno ad “aiutare a pensare“, qualcosa abbiamo fatto, ma forse è stato poco.
L’altro polo della unitarietà è la Corresponsabilità, che significa: prima condividere le idee, poi decidere assieme gli obiettivi ed infine impegnarci nella loro realizzazione.
Su questa strada il cammino è ancora lungo, vuoi perché gli impegni che ci assumiamo spesso sono al limite delle nostre effettive possibilità temporali e materiali, ad essi sovente se ne aggiungono altri derivanti dalle responsabilità che assumiamo, vuoi perché talvolta abbiamo bisogno di “respirare” e ciò ci pone in una situazione di conflittualità interiore. La corresponsabilità ci chiama allora ad un’azione di discernimento che passa attraverso dei sì e dei no detti nei luoghi che l’associazione ha stabilito. Dicevo lo scorso anno che una prima pista da percorrere è quella di verificare le iniziative a partire della nostre disponibilità perché la vita associativa la costruiamo attorno a noi, partendo dalle nostre risorse ed allora cerchiamo di non farci del male!
Da più anni ci siamo dati come “regola” che in occasione degli appuntamenti diocesani chiamati unitari “Festa del Ciao”, “Festa dell’Accoglienza”, “Festa Unitaria” “Convegno di Primavera”, “Giornate Educatori e Responsabili” le attività parrocchiali unitarie o di settore dovevano essere sospese; ciò non per liberare una giornata dalle attività, ma per consentire la partecipazione degli interessati e passare a tutti il messaggio che la formazione non ha età e che siamo una associazione e non dei singoli. Purtroppo assistiamo ancora a vari e contraddittori atteggiamenti: o non si sospende l’attività oppure, ed è peggio, si sospende e non si partecipa, oppure non ci si cura degli appuntamenti diocesani e si creano appuntamenti parrocchiali in sovrapposizione, anche quando con una accorta organizzazione si potevano evitare.
Atteggiamenti analoghi di scarsa attenzione alla vita ed alla formazione diocesana emergono anche: nella gestione degli incontri con le associazioni, alcune cose le ho dette nell’ultimo AcPresenza, qui vorrei proporre un’ipotesi nata in presidenza che prevede come il prossimo anno gli appuntamenti siano sostituiti con 4/5 zonali aperti ai responsabili ed educatori (come fatto per i campi) in cui presentare la bozza del documento associativo (Venezia – Castellana – Favaro – Mestre Centro – Altri) e lasciare poi libere le associazioni di invitare membri della Presidenza o del Consiglio in occasione delle assemblee parrocchiali.
E’ un cammino di sensibilizzazione e di mediazione cui siamo invitati a porre attenzione perché tutto questo alla fine sortisce effetti come:

  • disaffezione associativa (si perde il senso profondo dell’essere AC a dimensione diocesana) e torniamo continuamente a chiederci il significato dell’appartenenza;
  • scarsa preparazione e competenza negli educatori: quante volte sentiamo recriminare sulle difficoltà educative e chiedere aiuto, ma ai campi ed alle giornate formative la partecipazione non è così significativa come dovrebbe.

La due giorni di giugno sarà il primo appuntamento in cui grazie a quanto emerso nei lavori di gruppo del Convegno di Primavera, nel materiale presentato al recente Convegno delle Presidenze, unito a quanto ascolteremo in quei giorni in particolare dalla relazione sulla situazione sociale di Giuliano Zanon ed a quanto ci dirà il Patriarca nascerà la prima bozza di documento che il Consiglio sarà invitato ad elaborare in occasione del Consiglio di settembre ed a trasmettere poi alle associazioni parrocchiali (negli incontri zonali).

Partiremo dal nostro attuale documento caratterizzato dalle 3 note di GP II (Contemplazione, comunione e missione) accompagnate dalla nostra parte associativa, le confronteremo con le cinque attenzioni del Convengo di VR (Vita affettiva – Lavoro e festa – Fragilità – Tradizione e Cittadinanza) che noi abbiamo declinato nelle cinque attenzioni trasversali di : Comunione Ecclesiale, Dialogo, Discernimento, Formazione e Missionari nella vita.

Le idee però passano anche attraverso le persone ed il lavoro cui siamo tutti chiamati a svolgere in questi mesi è quello di iniziare ad individuare, laddove ciò è statutariamente necessario, le persone che ci sostituiranno nella responsabilità associativa. Non è nostro compito oggi definire le caratteristiche di queste persone, lo faremo a settembre, ma ad esse dovremo chiedere indipendentemente dal ruolo:

  • la disponibilità ad un impegno triennale
  • la scelta del servizio associativo (le persone che incontreremo saranno sicuramente già piene di impegni e le nostre richieste dovranno tenerne conto)
  • l’amore per l’associazione e la nostra Chiesa: il nostro servizio è una palestra dove si fatica, si suda e ci si mette del proprio non si può andare avanti con serenità se non si amano le cose e le persone con cui siamo a contatto.

Un’ultima annotazione riguarda la consegna avvenuta all’associazione dei nuovi Itinerari Formativi elaborati a partire del PF che ora dobbiamo tradurre in scelte e metodi di lavoro per i gruppi. Le nuove guide ne terranno già conto, ma con la CUF abbiamo ritenuto di dover prima completare il cammino triennale predisposto ad inizio triennio, e che si concluderà a giugno 2008, lasciando quindi questo compito alla futura CUF sui lavori della quale dovevamo discutere oggi, ma che si è preferito far slittare per dare più spazio al tema del prossimo cammino annuale. Il cammino terminerà con la proposta della 2 giorni Responsabili di inizio triennio che direi di mettere comunque a calendario nella prospettiva di una conferma o cancellazione da parte del nuovo Consiglio.

Alcune questioni sono rimaste ancora aperte:
Le Settimane. Ho il sentore che non abbiano preso piede nelle nostre associazioni; rimangono un corpo estraneo. Sono state proposte come momento di vita associativa unitaria, ma non fanno presa. Non penso perché già viviamo troppi momenti unitari, ma solo perchè non riusciamo a trovare il bandolo che le faccia partire, che le faccia diventare esperienza di vissuto associativo.
La Scuola Teologico-Pastorale: della quale abbiamo accennato anche nello scorso Consiglio; dopo l’incontro con don Beniamino ed il Patriarca in Presidenza abbiamo pensato di continuare con i nostri programmi anche per quest’anno e di estrarre dal programma un cammino (adeguato nei tempi e nei modi) che possa servire per tutti i nostri nuovi Responsabili e nuovi Educatori. Di questa scelta, ovviamente sarà a suo tempo coinvolto anche il Consiglio.

Dopo la decisione di sospendere l’iniziativa “Insieme per l’Europa” in Consulta diocesana si è sentito il bisogno di non interrompere il dialogo con le altre chiese cristiane e deciso di coinvolgerci nell’incontro Ecumenico di Pentecoste previsto a S.Trovaso giovedì 24 maggio alle ore 18.30: noi siamo chiamati a presentare una richiesta di perdono.

Donatella Favaretto : coglie l’occasione per ringraziare e approvare il Presidente Diocesano per la sua intervista rilasciata a Gente Veneta in merito al Family Day: l’ha ritenuta appropriata, equilibrata e rispettosa di tutti.

Gianluca De Mattia: nota una certa disaffezione associativa, l’informazione non passa soprattutto fra i responsabili.

Antongiulio De Lazzari: come AC diocesana dobbiamo stare attenti a non programmare incontri di settore che creino interferenze con gli incontri unitari.

Don Roberto: è fisiologico che ci sia più o meno partecipazione ed è importante disciplinare; però il vero problema è quando la gente non partecipa pur non avendo nessun altro impegno.

Roy Costantini : bisogna ridare e ritrovare entusiasmo, creare movimento.

Don Renato: le associazioni parrocchiali sono sbilanciate sul servizio (chiederei una conferma ai presidenti presenti); l’aderente è legato alla propria associazione e in particolare alla vita di settore AGC e ACR. Credo sia giusto interrogarsi sul fatto che siamo un’associazione e quindi dobbiamo vivere un’esperienza di comunione previa al servizio: l’AC esiste ancora prima dell’ACR e dell’ACG. La fatica dell’unitarietà diocesana esiste forse perchè anche a livello parrocchiale manca l’unitarietà, in quanto può prevalere la mia identità legata al settore e al servizio, piuttosto che al fatto di essere aderente all’AC. C’è da capire come riportare l’esperienza di comunione, di comunità all’interno delle associazioni. E’ una domanda che viene estesa a tutti in particolare ai presidenti.

Alberto Angione: Nota che si sta verificando una diminuzione dei tempi disponibili per cui il binomio “formazione personale” e “servizio” sta subendo un attacco: perché, quando c’è poco tempo, ci si concentra maggiormente sul servizio che si vede più necessario anche se ci si sta impoverendo. Il problema si risolve cercando di formare un gruppo di giovani e giovani-adulti con forte identità che sappia coniugare meglio queste difficoltà. Spera nel gruppo giovani, perchè gli educatori ACR sono molto vincolati dal loro servizio in parrocchia.

Emanuele Bonisoli: è vero che siamo sbilanciati nel servizio, è vero che ci sentiamo responsabili del servizio, è vero che c’è poca identità associativa. Quando dobbiamo programmare un evento associativo, ci poniamo questa domanda: dobbiamo chiamare un nome importante o rispondere al bisogno formativo? Dobbiamo trovare il modo di coinvolgere le persone nella loro formazione spirituale e associativa. Porto un esempio: il progetto formativo quanti l’hanno preso in mano? Sono problemi difficili anche a livello nazionale.

Teresa Scantamburlo : sottolinea l’importanza della formazione, anche perchè più di qualcuno è venuto a teorizzare che non serve più di tanto. C’è scollamento fra centro diocesano e parrocchie. Non si riesce a fare un percorso comune; l’equipe ACR si sta interrogando per fare una proposta.

Roy Costantini : l’azione si insegna facendo: puntiamo dunque sull’azione, cerchiamo persone che diano disponibilità, facciamo più incontri.

Paolo Da Ponte: è da sempre che ci sono rapporti difficili fra centro diocesano e parrocchie. L’AC parrocchiale ha motivo di esistere se c’è il centro diocesano a cui fare riferimento.

Mariangela Rossini : sulla proposta di fare più incontri siamo in controtendenza, perchè ad oggi si stanno diminuendo e, per quanto riguarda il centro diocesano, a lei sembra di notare che sia visto come chiuso e selettivo.

Livia Battisti: sottolinea che il gruppo adulti di San Marco è molto presente e fedele agli incontri diocesani.

Francesco Sordi: (collegandosi a quanto espresso da Teresa) è il momento di fare scelte coraggiose; i Presidenti ripensino alle modalità di scelta degli Educatori.

Raffaela Giomo: sulle feste ha delle perplessità. Se vanno bene per l’ACR non è detto che valgano per tutti. La festa dell’accoglienza è un esempio di scarsa partecipazione. L’AC non è fare tante feste. Si pone una domanda: dove sono i Giovani di AC che non svolgono il servizio di educatori? come vivono l’associazione? C’è un vuoto: fra educatori ACR e Adulti c’è una zona grigia.

Roy Costantini : la festa è sempre un momento formativo anche perchè per diverse parrocchie assieme al campo scuola sono gli unici momenti formativi..

Chiara Costantini come membro dell’equipe ACR è stata contenta della risposta partecipativa degli Educatori ACR. Pensa che sia importante non la quantità nella partecipazione, ma la qualità e la motivazione, bisogna tenere alto l’impegno. E’ d’accordo per potenziare gli incontri zonali anche se è un riprendere modalità già sperimentate in passato.

Gianni Leonardi nella formazione c’è un’aspetto non trascurabile che è quello del modello della trasmissione della fede con la testimonianza personale. Chi ha trovato la Buona Notizia la comunica con prontezza ed entusiasmo all’altro. Per cui, in parallelo, chi ha ricevuto la formazione diventa lui stesso formatore nel trasmettere quello che ha appreso. Nell’esercizio della responsabilità comunitaria verso i membri della propria associazione, uno si fa carico della trasmissione, questo senza diminuire la necessità di corsi o incontri formativi, ma vivendo la propria responsabilità: ognuno è protagonista attivo e passivo della propria e altrui formazione. Mi soffermerei sul fatto che ognuno di noi è compagno di viaggio di qualcun altro, uno insegna all’altro e, mentre insegna, apprende ed aumenta la comunione, uno racconta e l’altro ascolta, insieme responsabili della nostra vita associativa.

Federica Padrin nella sua parrocchia hanno da poco fatto il punto del triennio e si sono in particolare soffermati sul vuoto che c’è fra Adulti e Giovanissimi, siamo arrivati alla conclusione che ai Giovani bisogna dedicare un’altra modalità di incontro e di formazione; le fasce di età dei giovani hanno bisogno di esperienza, la festa dell’accoglienza non sembra più adatta. Il gruppo giovani quest’anno ha fatto formazione partecipando alla catechesi parrocchiale perchè non avevamo educatori giovani disponibili, però non è stato positivo per l’appartenenza associativa.

Teresa Scantamburlo quello che ha detto Raffaela lo condivide, però rileva che hanno avuto buoni risultati positivi lavorando insieme come equipe ACR e ACG, perchè permetteva ai giovani di lavorare insieme; in prospettiva si può sperare di riuscire a fare che tutti i giovani si trovino assieme .

Don Roberto sul fatto che il senso di appartenenza possa essere scadente, si potrebbe proporre a livello regionale di fare un’esperienza di tipo scuola associativa, generare uno spirito forte di amore alla Chiesa e associativo. Si potrebbe mandare una decina di giovani ogni anno anche aiutandoli finanziariamente. Dobbiamo cercare di fare delle proposte elevate.

Piergiorgio Dri sull’appartenenza si può affermare che appartenere alla Chiesa é anche appartenere all’AC: sono biunivoche le appartenenze. Per quanto riguarda i Giovani: stanno vivendo una carenza di formazione e accompagnamento personale; non hanno più nessun riferimento; nessuno gli fa la domanda: come va la tua vita? Dobbiamo chiederci come dare rinnovato vigore ai rapporti umani che sono essenziali. Da tenere presente che la fascia giovani si è allargata dai 16 ai 30 anni, per cui è difficile fare proposte che vadano bene per tutti.

Donatella Favaretto cita il libro di Paola Bignardi “Un dono da condividere un dono da moltiplicare” parla delle fatiche della vita associativa. Si ritrova in tutte le cose dette ma, in particolare, sottolinea l’importanza della comunità parrocchiale: è li che si vive la propria fede e appartenenza. Bisogna spendersi nella propria comunità con rapporti umani, è nella propria comunità che si fa esperienza di fede, di vita, di campiscuola e la formazione è fatta di una somma di esperienze. E’ importante trovare compagni di strada. Non ci sono modelli precostituiti, ma bisogna avere capacità di ascoltare chi ci sta vicino e cercare risposte per dare soluzioni anche creative. E’ importante il primo ascolto fra responsabili associativi.

Gastone Fusaro ringrazia per il bel momento di comunione associativa e scambio di esperienze per trovare delle strade e condividere assieme quanto vissuto. E’ importante la presenza dei responsabili parrocchiali per la nostra vita associativa e per la nostra comunione.

Alcune parziali risposte ad alcuni quesiti emersi:

  1. In merito al campo formativo regionale: non abbiamo le forze, però ci sarebbero quelli nazionali, tuttavia noi non riusciamo a trovare persone che li frequentino.
  2. Il settore giovani: noi abbiamo un certo numero di adesioni (circa 200 giovani), ma ci sono pochi gruppi che fanno formazione con continuità.
  3. I Giovani adulti oltre i 30 anni che non riusciamo a coinvolgere: sarà da reinterrogarsi sulla proposta formativa. Pur vedendo positivamente la loro permanenza nell’associazione.

Il programma calendario sarà messo a punto per l’incontro responsabili a San Vito.

Varie
Patron Flora: l’AC della parrocchia di Sant’Antonio di Marghera ci invita alla festa per i 70 anni di AC nella loro parrocchia. A mezzo mail la segreteria diocesana farà girare il programma.