Appendice

Conferenza Episcopale Italiana

Prot. n. 144176

Roma, 2 febbraio 1976

Illustrissimo Signor Presidente,
per incarico della Presidenza, mi onoro rimetterle l'accluso documento che il Consiglio Permanente della C.E.L ha approvato nella sessione del 10-12 dicembre 1975.
Il cammino che ci ha portato a questo documento è significativo di quel costante rapporto di comunione, di collaborazione e di servizio che caratterizza la natura stessa dell'Azione Cattolica nel suo rapporto con l'Episcopato.
Proprio per il mio quotidiano servizio ai Vescovi italiani, posso esserle testimone di un costante amore verso l'associazione che Ella con generosità e intelligenza presiede e conduce in questo momento non certo facile nella vita della Chiesa e della stessa società italiana.
Voglia portare a conoscenza dei vari organismi e di tutti i soci dell'Azione Cattolica, il presente documento, volutamente redatto in forma di lettera, perché più evidente appaia, anche nella forma esterna, il dialogo vivo e continuo che esiste tra l'Episcopato e l'Azione Cattolica.
Mi è gradito l'incontro per rinnovare a Lei e a tutti i soci dell'Azione Cattolica i sentimenti della mia profonda stima e del costante ricordo nel Signore.
Voglia sempre credermi

dev.mo
+Enrico Bartoletti
Segretario Generale

Ill.mo
Prof. MARIO AGNES
Presidente Nazionale
della Azione Cattolica Italiana
ROMA

Lettera dei Consiglio Permanente della C.E.I. al Presidente Nazionale dell'A.C.I.

Egregio Signor Presidente,
il desiderio di confermarle l'apprezzamento dei Vescovi per il rinnovamento che l'Azione Cattolica Italiana ha avviato da anni e l'opportunità di renderle noto il loro pensiero sui principali aspetti della situazione e sulle prospettive della Associazione da Lei presieduta, ci suggeriscono di indirizzarLe alcuni rilievi e alcuni orientamenti che ci sembrano utili per la vita della Chiesa.
Mentre ricordiamo la ricorrenza decennale del Concilio Ecumenico Vaticano II, è infatti opportuno fare delle considerazioni che, anche in seguito alla prima sperimentazione del nuovo Statuto dell'A.C.I., consentano di trarre nuovi motivi di fiducia e di assumere sempre più adeguati impegni di servizio nella comunità cristiana e nel mondo.

Adeguamento alle esigenze della Chiesa

1. Per la sua storia, per le sue scelte, per i suoi metodi e per le prospettive di rinnovamento che persegue, l'Azione Cattolica Italiana continua a presentarsi, nel contesto di tutto l'apostolato dei laici del nostro Paese, con una propria fisionomia e con finalità che la raccomandano tuttora all'attenzione di tutta la Chiesa.
Per questo i Vescovi non hanno mai tralasciato di esprimere la loro fiducia nell'Associazione e ne hanno sempre accompagnato lo sforzo di adeguamento alle esigenze della Chiesa nel nostro tempo. Ricordiamo qui, in particolare, quando ha ribadito il Consiglio Permanente della nostra Conferenza" il 7 febbraio 1975, riaffermando "la validità e la necessità dell'Azione Cattolica come segno e strumento per la partecipazione del Popolo di Dio alla missione pastorale della Chiesa.
Questo - aggiungeva il Consiglio Permanente porta a sottolineare il "proprium" ossia l'identità dell'Azione Cattolica, ciò che la distingue, senza distaccarla, da altre associazioni o gruppi di Chiesa " (cfr. "Notiziario della C.E.I. ", N. 2, 25 febbraio 1975, pag. 18).
Desideriamo inoltre ricordare con viva riconoscenza i ripetuti e autorevoli pronunciamenti che, al proposito, lo stesso Paolo VI ha voluto esprimere in varie occasioni anche in questi ultimi anni.
Se, dunque, ci pare opportuno richiamare a tutti i cristiani, laici e sacerdoti, la necessità di superare esitazioni e incertezze qua e là tuttora diffuse, è perché siamo sicuri che i membri dell'Azione Cattolica, a loro volta, vorranno rendere sempre più credibile la loro esperienza, dedicando ogni energia ad un rinnovamento sicuro e fattivo.

A servizio di tutta la comunità cristiana

2. Uno dei segni più concreti ed evidenti dell'attenzione che tutta la Chiesa - in Italia riserva all'Azione Cattolica é, da sempre, la disponibilità dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose che si dedicano ai compiti educativi dell'Associazione. L'Azione Cattolica, infatti, è chiamata a configurarsi sul piano pastorale come scuola di formazione dei laici al senso e al servizio della Chiesa e come speciale servizio presentato ai medesimi primariamente in ordine alla evangelizzazione e alla santificazione degli uomini e in ordine alla formazione della coscienza cristiana (cfr. Apostolicam actuositatem, 20; cfr. anche "Statuto A.C.I.", art. 1).
I Vescovi continueranno a chiedere al clero, ai religiosi e alle religiose di volere assicurare la loro generosa assistenza a tutti i membri della Azione Cattolica, non perché essi abbiano ad essere privilegiati con una maggiore attenzione pastorale, ma perché siano abilitati al servizio di tutta la comunità cristiana e alla solidarietà con presbiteri e con i Vescovi stessi.

La collaborazione con i Vescovi

3. La collaborazione con i Vescovi nella Chiesa è sempre stata una delle note qualificanti dell'Azione Cattolica Italiana. La sua vocazione, fondamentalmente, è quella di concorrere alla edificazione della comunità cristiana, considerando con responsabilità le scelte pastorali dei Vescovi stessi e assumendole sul piano operativo ai diversi livelli.
E' importante notare come questa responsabilità debba oggi farsi sempre più intensa e viva, dal momento che essa si esprime oramai abitualmente anche nei momenti di studio e di preparazione dei piano pastorali riguardanti l'evangelizzazione in tutta la sua portata.

Un compito di chiarificazione e carità

4. Questi concreti impegni di collaborazione pastorale esigono primariamente dai laici, che vogliano assumerli, un chiaro "senso della Chiesa". E', anzi, nell'esercizio di simili responsabilità che ha modo di formarsi e di crescere con sicurezza la coscienza ecclesiale.
Occorre pertanto che l'Azione Cattolica promuova costantemente la conoscenza della misteriosa natura della Chiesa, renda i suoi soci consapevoli delle responsabilità proprie ad ognuno, sviluppi concrete disponibilità di servizio, educhi a sentire la vita della Chiesa quale costante termine di riferimento per la propria vita e per il proprio operare.
E poiché permangono tuttora non poche tensioni che recano disagio alla comunione ecclesiale, l'Azione Cattolica è chiamata oggi più che mai a portare nella Chiesa elementi di chiarificazione e di carità.
Può così l'Azione Cattolica impegnarsi a riproporre, con chiarezza e competenza, l'insegnamento del Concilio; e può operare per la sua approvazione. Può, inoltre, promuovere l'accoglienza e l'attenzione della diversità e della originalità dei cristiani e muovere ogni rapporto personale e comunitario verso l'edificazione dell'unità voluta dal Signore e verso un più efficace servizio ai fratelli.

Impegno per i gruppi A.C.R.

5. Il compito educativo dell'Azione Cattolica si rivolge da sempre con particolari premure ai ragazzi. Anzi, in questo importante settore della pastorale, l'associazione ha saputo esprimere spesso la sua genialità e il suo senso della Chiesa, promuovendo un processo educativo attento sia ai valori della Tradizione sia alle esigenze dell'età e dell'ambiente nel quale i ragazzi vivono.
Anche in questi ultimi anni, operando secondo le norme del nuovo Statuto, l'Azione Cattolica ha dato un vivace contributo alla pastorale dei ragazzi, in particolare con interessanti proposte per la pastorale catechistica.
Può ora essere utile che l'Azione Cattolica consideri alcuni aspetti di questa specifica esperienza che, nonostante la serietà dell'impegno, sembra qua e la suscitare qualche perplessità.
Si chiede ad esempio, che i diversi settori dell'Azione Cattolica collaborino tra di loro con una maggiore intesa, soprattutto per la formazione degli educatori. Si chiede anche che si chiarisca ulteriormente la natura e il ruolo dei "gruppi di A.C.R." nei riguardi degli altri ragazzi e dell'intera comunità locale. Infine, mentre - da ogni parte si riconosce all'A.C.R. la disponibilità ad operare sulla linea dei nuovi catechismi, si auspica che possa svilupparsi una migliore collaborazione tra l'A.C.R. stessa e gli Uffici Catechistici, nell'ambito dei piani delle diocesi e delle comunità parrocchiali.

Dalla scelta religiosa alla scelta pastorale

6. L'adesione e il favore desideriamo esprimere a questo punto, per la "scelta religiosa" che l'Azione Cattolica ha fatto con il nuovo Statuto.
In linea con gli orientamenti del Concilio, tale scelta - ci sembra - va configurandosi sempre più chiaramente nella concretezza della " scelta pastorale ", come assunzione ordinaria, cioè, dei compiti primari della Chiesa: l'evangelizzazione la celebrazione liturgica, la testimonianza di vita nuova, il servizio della carità.
Non manca chi vuole vedere in questa scelta un certo distacco dell'Azione Cattolica dagli impegni sociali e politici. Può darsi che questo sia un rischio e che, di fatto, si finisca a volte per essere assenti dai problemi quotidiani. Ma non è questo il vero significato della "scelta pastorale".
Non il distacco, né l'indifferenza per le questioni sociali e per le loro implicazioni politiche, ma il singolare modo di esaminare e di affrontare i problemi della vita deve l'Azione Cattolica saper trarre dalla scelta pastorale.
Così, proprio perché condivide il compito primario della evangelizzazione, essa è chiamata ad assumere le proprie responsabilità, alla luce del Vangelo, nell'analisi delle situazioni e degli avvenimenti contemporanei e nei doverosi contributi di pensiero e di azione che derivano da una originale e intensa vita cristiana.
Particolare risalto, in questo settore, conserva l'impegno dell'Azione Cattolica a dare il suo apporto per la elaborazione e per la diffusione di un insegnamento sociale cristiano, fino a promuovere un vero e proprio movimento ecclesiale di opinione e di azione, che sia coerente con la visione cristiana dell'uomo e della storia.

Il senso vero della democraticità e dell'unitarietà

7. Una specifica considerazione desideriamo ora rivolgere anche alle principali caratterizzazioni introdotte nella struttura dell'Azione Cattolica con il nuovo Statuto: la democraticità e l'unitarietà. Sono caratterizzazioni che rispondono alla più matura coscienza dei soci e che intendono favorire una più consapevole partecipazione sia alla vita interna dell'Associazione sia alle scelte che essa è chiamata a compiere sul piano operativo.
Nella storia dell'Azione Cattolica Italiana, la democraticità e l'unitarietà, ai vari livelli sono valori ampiamente sperimentati. Se nel nuovo Statuto tali valori sono stati sottolineati, è perché si è voluto fare tesoro della lunga esperienza, per consentire una più efficace ed organica partecipazione dei soci alla vita dell'Associazione.
E poiché si tratta di un'esperienza ecclesiale, i termini "democraticità" e "unitarietà" assumono ovviamente significati originali, che non possono essere ridotti a semplici categorie sociologiche. La democraticità in breve, deve significare soprattutto tensione a tradurre il principio della corresponsabilità ecclesiale nella vita dell'Associazione. Lungi dall'esaurirsi in un confronto tra maggioranze e minoranze, lo sforzo dell'Associazione deve essere orientato alla comunione organica di vita e di azione nella Chiesa, per la quale principio e fondamento di unità è il ministero episcopale, coadiuvato dal ministero presbiterale.
Cura dell'Associazione, pertanto, sarà quella di avere ad ogni livello - nazionale e locale - quale premessa indispensabile e condizione fecondante del proprio lavoro, la fiducia dei Pastori.
L'unitarietà, poi, deve significare la volontà di " agire a guisa di corpo organico " (cfr. Apostolicam actuositatem 20) e porta a cercare costantemente il concorso dei diversi settori e dei movimenti ai fini di una esperienza di comunione e dì una maggiore efficacia nell'azione pastorale.
Avendo poi riguardo alle norme dello Statuto sui momenti formativi distinti (cfr. Art. 19 e 36), si ritiene opportuno che all'interno dei settori stessi si consentano possibilità 'di espressione formativa e apostolica specifica, per uomini e donne, per ragazzi e ragazze.
Riteniamo che sia davvero apprezzabile il proposito e lo sforzo già dimostrati dall'Associazione nell'interpretare il nuovo Statuto secondo una corretta ermeneutica ecclesiale. Incoraggiamo perciò quanti, tra i dirigenti e i soci, vorranno arricchire con il loro pensiero e la loro azione quella esperienza di dedizione alla Chiesa che peraltro le norme statutarie, anche se ulteriormente chiarite, non potranno mai definire in modo esauriente.

I "movimenti" nell'Associazione

8. Ci pare anche di poter entrare più particolarmente in merito alla vita dell'Associazione, sia per dare alcune indicazioni di conferma di opzioni già compiute, sia per orientare, con qualche chiarimento, l'attuazione di quanto lo Statuto prevede circa i "movimenti".
Nel quadro unitario dell'A.C.I., uno spazio proprio occupano il "Movimento lavoratori" e il "Movimento studenti".
Essi, come è noto, non. sono autonomi, ma sono chiamati ad operare nel quadro unitario dell'A.C. e devono esprimerne l'impegno globale per il mondo del lavoro e della scuola.
Di tali "movimenti" l'associazione deve poter assumere pienamente la responsabilità e coordinarne l'attività, in maniera che vi siano sempre riflessi e presenti i propri obiettivi di evangelizzazione.
Sotto certi aspetti una osservazione analoga vale anche per la "F.U.C.I.", per il "Movimento Laureati" e per il "Movimento Maestri". Ben comprendendo l'opportunità che ad essi sia consentita una iniziativa originale e specifica, pare ugualmente opportuno che si insista per realizzare un collegamento più organico con tutta l'associazione.
Ne potrà derivare, da una parte, una più qualificata iniziativa di tutta l'Azione Cattolica nei settori dell'Università, della cultura, della scuola,' e, dall'altra, una maggiore sintonia di pensiero e di iniziative pastorali, soprattutto per quanto riguarda le scelte che comportano una comune responsabilità.

Evangelizzazione e cultura

9. Voglia l'Azione Cattolica considerare, ancora, un problema che riguarda tutta la comunità cristiana: quello della presenza dei cattolici nel campo della cultura e dei mezzi di comunicazione sociale. La presenza dei cattolici nel campo della cultura non è certo un problema che possa essere risolto dalla sola Azione Cattolica. E tuttavia anche ad essa è richiesto un più convinto apporto e, nella tutela della propria identità una più intensa collaborazione con gli altri gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, E opportuno inoltre, che si torni a rinsaldare i legami con Istituti i quali, nella elaborazione e nella diffusione di una cultura cristianamente ispirata, hanno la loro ragion d'essere, come particolarmente avviene per l'università Cattolica del Sacro Cuore.
Nel campo dei mezzi di comunicazione sociale l'A.C. cerchi le vie moderne della evangelizzazione e impari a percorrerle con adeguate competenze e costante impegno. Un apporto speciale dovrebbe oggi essere più fattivamente dato e sollecitato dall'Associazione per il quotidiano cattolico.

Intensificare la vita spirituale

10. Resta infine il nostro invito a tutti i membri dell'Azione Cattolica, perché si intensifichi la vita spirituale nella mediazione personale e comunitaria della Parola di Dio, nella partecipazione ai sacramenti, nei corsi di veri e propri esercizi spirituali e nella celebrazione della Liturgia delle Ore, facilitata ora anche per i laici con la pubblicazione de " La preghiera del mattino e della sera". Da queste singolari esperienze della vita di fede, può venire la testimonianza spesso decisiva per un mondo che tende ad emarginare ogni riferimento ai valori dello spirito e che, tuttavia, di essi sente oggi particolare bisogno.
Desideriamo che per il suo tramite, Signor Presidente, giunga ai soci dell'A.C.I. la conferma dell'attenzione con la quale i Vescovi seguono l'Associazione e la gratitudine per l'impegno di intelligenza e di energie dedicate a rendere l'A.C. adeguata alle nuove attese e capace di iniziativa pastorale.
Auspichiamo, inoltre, che i laici cristiani sappiano considerare questa forma di presenza nella vita della Chiesa, fra quelle più meritevoli della loro adesione e del loro impegno. Voglia gradire il nostro ricordo al Signore e il nostro deferente saluto.

Il Consiglio Permanente della C.E.I.

2 febbraio 1976 - Festa presentazione del Signore.

Ill.mo
Prof. MARIO AGNES
Presidente Nazionale
della Azione Cattolica Italiana - ROMA

 

Lettera dei Card. A. A. Ballestrero all'Assistente Ecclesiastico Generale dell'A.C.I.

Eccellenza,
con riferimento alla Assemblea che l'Azione Cattolica ha tenuto a Roma nel dicembre scorso e nelle prospettive degli impegni ecclesiali che l'associazione ha delineato in quella circostanza, desidero far pervenire, per Suo cortese tramite, alcune riflessioni della Presidenza della CEI, in vista di una sempre più vigorosa e ordinata corresponsabilità missionaria della Chiesa.
Poiché "l'ACI si caratterizza per lo speciale rapporto con i Vescovi e la loro Conferenza Episcopale, che ne- hanno ripetutamente affermata la singolare validità, sostenendone ed accompagnandone l'impegno " (Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti, associazioni, in Notiziario CEI, 22 maggio 1982, n. 25), ci sembra, infatti, opportuno manifestare. ancora una volta, la nostra responsabile -,sollecitudine verso tutta l'associazione.
Intendiamo, innanzi tutto, confermare la piena fiducia dei Vescovi italiani nell'Azione Cattolica, di cui riconosciamo ed apprezziamo la serietà di dedizione formativa ed apostolica, la fedeltà al Magistero ed alle indicazioni pastorali della Gerarchia, la continuità del servizio alla vita ed alla missione delle Chiese locali.
Le scelte pastorali per gli anni '80 impegnano tutta la Chiesa italiana a consolidarsi nella comunione, per una presenza sempre più qualificata e per una costruttiva animazione evangelica nella vita del nostro paese.
E un impegno per il quale i Pastori fanno affidamento sulla partecipazione piena e qualificata dell'Azione Cattolica, perché esso si radica nella natura stessa della Chiesa e riguarda anche le prospettive della società italiana.
La responsabilità che ne deriva ai dirigenti, ai soci, agli assistenti ecclesiastici è di grande rilievo. Ed è conseguente a quella collocazione dell'Azione Cattolica nella vita e nella missione della Chiesa, che la Dottrina Conciliare ha messo in piena luce, che il Magistero dei Sommi Pontefici ha insistentemente ribadito e che Giovanni Paolo II ha autorevolmente riassunto, affermando che "pur non essendo questa l'unica forma di associazione laicale, i laici dell'Azione Cattolica sono chiamati ad una singolare forma di ministero ecclesiale".
Il Santo Padre, rivolgendosi ai soci, indica con chiarezza lo scopo del loro associarsi: "vi riunite in associazione per impegnarvi alla diffusione del Vangelo", poiché "la vostra adesione personale all'associazione intende esprimere un impegno non episodico, ma permanente, una presenza visibile, una scelta di vita". Egli aggiunge che questo i soci intendono fare aderendo all'ACI, che è "un'istituzione qualificata di apostolato, promossa dalla stessa Gerarchia, dalla quale ricevete un esplicito mandato" (Udienza ai Delegati della V Assemblea Nazionale dell'ACI, 9 dicembre 1983, n. 4).
Siamo certi che tutta l'associazione, ed in particolare gli organismi che la dirigono, vorranno non solo accogliere questo Magistero ma anche approfondirne il contenuto ed assumerne le conseguenze, affinché di fatto, nella sua realtà concreta, l'ACI sia sempre più conforme a quel progetto ecclesiale che la definisce e la accredita. A questo scopo, ci sembra doveroso offrirvi alcune indicazioni, con le quali pensiamo anche di venire incontro alla sincerità delle vostre attese ed alla generosità dei vostri intendimenti.

l. L'ACI è chiamata a qualificarsi sempre più in quel "rilancio della dimensione spirituale" - che il Santo Padre stesso chiede: "un rilancio della spiritualità per trasformare il mondo" (ivi, n. 2).
Questo impegno appartiene alla migliore tradizione dell'ACI, nella quale sono fiorite tante vocazioni sacerdotali e religiose e sono maturate generazioni di laici decisi a fare dell'apostolato la ragione della propria vita nel servizio della comunità, nel matrimonio e nella famiglia, nella professione, nella vita sociale.
Questo impegno è oggi più che mai urgente. E deve contribuire a suscitare ragazzi, giovani, adulti la cui personalità, illuminata dall'autentica fede della Chiesa, cresca in pienezza di umanità attraverso la comunione vitale con Cristo.
Una simile personalità cristiana, inoltre, deve esprimersi sia con il contributo alla crescita della comunità ecclesiale, sia nello sforzo di "impegnare la fede nella realtà temporale", come è detto nel nostro documento "La Chiesa italiana e le prospettive del Paese" (23.10.198 1, n. 21) e come lo stesso Santo Padre vi ricordava, nel Suo discorso del 12 febbraio 1983, invitandovi ad una "vivacità apostolica" che sia capace di "permeare del Vangelo le diverse espressioni culturali, le manifestazioni di costume, la mentalità corrente".
Vi è chiesta chiarezza e coerenza di fede. Ma è proprio. la fede che vi spinge a farvi presenti, credibili ed operosi nella realtà socio-culturale, affinché "il rilancio della dimensione spirituale" sviluppi una autentica ed efficace "armonizzazione tra spiritualità ed operosità, maturità umana e capacità di animazione cristiana" (Giovanni Paolo II, Udienza ai Delegati della V Assemblea dell'ACI, 9 dicembre 1983, n. 2).

2. La Vostra Associazione si caratterizza per la piena destinazione e dedizione alla vita ed alla missione della Chiesa locale. Là si costruisce, vive, opera l'Azione Cattolica, per divenire - come dice il Papa - "Scuola di apostoli e di discepoli, che vivono per la Chiesa locale in cui si trovano, a servizio della sua vita e del suo progetto pastorale" (Ivi n. 3).
La vostra è ecclesialità di laicato diocesano associato per il servizio alla vita della Chiesa locale, con i Pastori che la guidano, con le persone che la compongono, con le sue tradizioni, le sue risorse ed i suoi problemi, con il suo cammino. E' una ecclesialità di laicato diocesano che si esprime nella piena adesione alle direttive ed alle indicazioni del Vescovo, nella collaborazione attiva con il presbiterio e con gli organismi pastorali, nella condivisione sul piano pastorale della diocesi e delle parrocchie.
La "conformità alle finalità della Chiesa" e la "comunione con il Vescovo" sono per voi più che requisiti di ecclesialità (cfr. Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti, associazioni, doc. cit. nn. 10-12). Sono la ragion d'essere dell'ACI. la sintesi delle sue motivazioni e delle sue finalità.

La vostra deve essere una ecclesialità missionaria di laici che si inseriscono nella vita degli uomini, nel territorio, nel contesto socio-culturale, con l'annunzio e la testimonianza, con la partecipazione promozionale, con competenza e con il genio della carità. Siete chiamati ad essere "soggetti attivi e responsabili di una storia da fare alla luce del Vangelo" (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, doc. cit. n. 23), condividendo, nella diocesi, l'impegno della cooperazione tra le Chiese e la missione di tutta la Chiesa.

Questa ecclesialità di servizio alle Chiese locali è necessario che caratterizzi anche il lavoro degli organismi centrali dell'ACI. il Consiglio Nazionale, la Presidenza Nazionale, il Centro Nazionale. Mentre, da un lato, tali organismi accompagnano e coordinano la vita delle associazioni locali, sostenendo la formazione dei soci è dirigenti e le iniziative apostoliche, al tempo stesso devono accoglierne la vitalità e le esigenze, in modo da esprimere una reale comunione con la base associativa nella formulazione delle proposte, nella elaborazione dei sussidi, nella scelta delle persone e nel loro opportuno avvicendamento. E' necessario, perciò, che questi organismi mantengano e sviluppino quel rapporto costante, già in atto, con la CEI, affinché tutta l'associazione nazionale partecipi alla elaborazione delle scelte dei Vescovi e le condivida per un sicuro cammino di tutta la Chiesa italiana.

3. A tutti i livelli, l'ACI deve distinguersi per una "sempre più limpida testimonianza di unità" (Giovanni Paolo II al Consiglio Nazionale, 12 febbraio 1983, n. 5).
Essa è una Associazione. nella quale confluiscono persone diverse per età, professione, cultura, sensibilità apostolica, vocazione personale. Queste diversità ne arricchiscono la vita interna e ne moltiplicano la capacità di presenza capillare nel tessuto umano, a condizione che si compaginino nella comunione, purificandosi ed animandosi di spiritualità evangelica, di mentalità e stile ecclesiale, di volontà sincera e disinteressata di servizio.
Tale comunione è l'anima del dialogo e del confronto interno, ricercati per la valorizzazione di tutte le risorse da destinare insieme alla missione della Chiesa ed alla causa umana. E deve qualificare tutta la vita associativa: dall'amicizia leale e fraterna tra le persone alla stima reciproca tra le articolazioni, dalla progettazione delle iniziative agli adempimenti di una democraticità organizzativa, che sia chiaramente ecclesiale. Tanto più che, ' nelle Chiese locali ed in tutta la Chiesa italiana' l'Azione Cattolica è chiamata a dare esempio di comunione: anzi, a farsi promotrice di comunione fra tutte le realtà ecclesiali, ed in particolare tra le aggregazioni laicali, affinché sia veramente efficace la varietà dei contributi che offrono alla crescita della comunità cristiana ed alla sua missione nel Paese. Nell'esprimere queste riflessioni e questi orientamenti, mentre porgiamo il più vivo augurio per il prossimo triennio a tutta l'Associazione, con un particolare pensiero al Presidente Prof. Alberto Monticone, assicuriamo il ricordo al Signore e da Lui, per l'intercessione della Vergine Santissima, invochiamo luce, forza e benedizione.

Dev.mo
+ Anastasio A. Card. Ballestrero
Presidente

11 febbraio 1984 - Beata Maria Vergine di Lourdes