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Conferenza
Episcopale Italiana
Prot. n. 144176
Roma, 2 febbraio 1976
Illustrissimo Signor Presidente,
per incarico della Presidenza, mi onoro rimetterle l'accluso
documento che il Consiglio Permanente della C.E.L ha approvato
nella sessione del 10-12 dicembre 1975.
Il cammino che ci ha portato a questo documento è
significativo di quel costante rapporto di comunione, di
collaborazione e di servizio che caratterizza la natura stessa
dell'Azione Cattolica nel suo rapporto con l'Episcopato.
Proprio per il mio quotidiano servizio ai Vescovi italiani,
posso esserle testimone di un costante amore verso
l'associazione che Ella con generosità e intelligenza
presiede e conduce in questo momento non certo facile nella
vita della Chiesa e della stessa società italiana.
Voglia portare a conoscenza dei vari organismi e di tutti i
soci dell'Azione Cattolica, il presente documento, volutamente
redatto in forma di lettera, perché più evidente appaia,
anche nella forma esterna, il dialogo vivo e continuo che
esiste tra l'Episcopato e l'Azione Cattolica.
Mi è gradito l'incontro per rinnovare a Lei e a tutti i soci
dell'Azione Cattolica i sentimenti della mia profonda stima e
del costante ricordo nel Signore.
Voglia sempre credermi
dev.mo
+Enrico Bartoletti
Segretario Generale
Ill.mo
Prof. MARIO AGNES
Presidente Nazionale
della Azione Cattolica Italiana
ROMA
Lettera dei
Consiglio Permanente della C.E.I. al Presidente Nazionale
dell'A.C.I.
Egregio Signor Presidente,
il desiderio di confermarle l'apprezzamento dei Vescovi per il
rinnovamento che l'Azione Cattolica Italiana ha avviato da
anni e l'opportunità di renderle noto il loro pensiero sui
principali aspetti della situazione e sulle prospettive della
Associazione da Lei presieduta, ci suggeriscono di
indirizzarLe alcuni rilievi e alcuni orientamenti che ci
sembrano utili per la vita della Chiesa.
Mentre ricordiamo la ricorrenza decennale del Concilio
Ecumenico Vaticano II, è infatti opportuno fare delle
considerazioni che, anche in seguito alla prima
sperimentazione del nuovo Statuto dell'A.C.I., consentano di
trarre nuovi motivi di fiducia e di assumere sempre più
adeguati impegni di servizio nella comunità cristiana e nel
mondo.
Adeguamento
alle esigenze della Chiesa
1. Per la sua storia, per le sue
scelte, per i suoi metodi e per le prospettive di rinnovamento
che persegue, l'Azione Cattolica Italiana continua a
presentarsi, nel contesto di tutto l'apostolato dei laici del
nostro Paese, con una propria fisionomia e con finalità che
la raccomandano tuttora all'attenzione di tutta la Chiesa.
Per questo i Vescovi non hanno mai tralasciato di esprimere la
loro fiducia nell'Associazione e ne hanno sempre accompagnato
lo sforzo di adeguamento alle esigenze della Chiesa nel nostro
tempo. Ricordiamo qui, in particolare, quando ha ribadito il
Consiglio Permanente della nostra Conferenza" il 7
febbraio 1975, riaffermando "la validità e la necessità
dell'Azione Cattolica come segno e strumento per la
partecipazione del Popolo di Dio alla missione pastorale della
Chiesa.
Questo - aggiungeva il Consiglio Permanente porta a
sottolineare il "proprium" ossia l'identità
dell'Azione Cattolica, ciò che la distingue, senza
distaccarla, da altre associazioni o gruppi di Chiesa " (cfr.
"Notiziario della C.E.I. ", N. 2, 25 febbraio 1975,
pag. 18).
Desideriamo inoltre ricordare con viva riconoscenza i ripetuti
e autorevoli pronunciamenti che, al proposito, lo stesso Paolo
VI ha voluto esprimere in varie occasioni anche in questi
ultimi anni.
Se, dunque, ci pare opportuno richiamare a tutti i cristiani,
laici e sacerdoti, la necessità di superare esitazioni e
incertezze qua e là tuttora diffuse, è perché siamo sicuri
che i membri dell'Azione Cattolica, a loro volta, vorranno
rendere sempre più credibile la loro esperienza, dedicando
ogni energia ad un rinnovamento sicuro e fattivo.
A servizio
di tutta la comunità cristiana
2. Uno dei segni più concreti ed
evidenti dell'attenzione che tutta la Chiesa - in Italia
riserva all'Azione Cattolica é, da sempre, la disponibilità
dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose che si dedicano
ai compiti educativi dell'Associazione. L'Azione Cattolica,
infatti, è chiamata a configurarsi sul piano pastorale come
scuola di formazione dei laici al senso e al servizio della
Chiesa e come speciale servizio presentato ai medesimi
primariamente in ordine alla evangelizzazione e alla
santificazione degli uomini e in ordine alla formazione della
coscienza cristiana (cfr. Apostolicam actuositatem, 20; cfr.
anche "Statuto A.C.I.", art. 1).
I Vescovi continueranno a chiedere al clero, ai religiosi e
alle religiose di volere assicurare la loro generosa
assistenza a tutti i membri della Azione Cattolica, non perché
essi abbiano ad essere privilegiati con una maggiore
attenzione pastorale, ma perché siano abilitati al servizio
di tutta la comunità cristiana e alla solidarietà con
presbiteri e con i Vescovi stessi.
La
collaborazione con i Vescovi
3. La collaborazione con i Vescovi
nella Chiesa è sempre stata una delle note qualificanti
dell'Azione Cattolica Italiana. La sua vocazione,
fondamentalmente, è quella di concorrere alla edificazione
della comunità cristiana, considerando con responsabilità le
scelte pastorali dei Vescovi stessi e assumendole sul piano
operativo ai diversi livelli.
E' importante notare come questa responsabilità debba oggi
farsi sempre più intensa e viva, dal momento che essa si
esprime oramai abitualmente anche nei momenti di studio e di
preparazione dei piano pastorali riguardanti
l'evangelizzazione in tutta la sua portata.
Un compito
di chiarificazione e carità
4. Questi concreti impegni di
collaborazione pastorale esigono primariamente dai laici, che
vogliano assumerli, un chiaro "senso della Chiesa".
E', anzi, nell'esercizio di simili responsabilità che ha modo
di formarsi e di crescere con sicurezza la coscienza
ecclesiale.
Occorre pertanto che l'Azione Cattolica promuova costantemente
la conoscenza della misteriosa natura della Chiesa, renda i
suoi soci consapevoli delle responsabilità proprie ad ognuno,
sviluppi concrete disponibilità di servizio, educhi a sentire
la vita della Chiesa quale costante termine di riferimento per
la propria vita e per il proprio operare.
E poiché permangono tuttora non poche tensioni che recano
disagio alla comunione ecclesiale, l'Azione Cattolica è
chiamata oggi più che mai a portare nella Chiesa elementi di
chiarificazione e di carità.
Può così l'Azione Cattolica impegnarsi a riproporre, con
chiarezza e competenza, l'insegnamento del Concilio; e può
operare per la sua approvazione. Può, inoltre, promuovere
l'accoglienza e l'attenzione della diversità e della
originalità dei cristiani e muovere ogni rapporto personale e
comunitario verso l'edificazione dell'unità voluta dal
Signore e verso un più efficace servizio ai fratelli.
Impegno per
i gruppi A.C.R.
5. Il compito educativo dell'Azione
Cattolica si rivolge da sempre con particolari premure ai
ragazzi. Anzi, in questo importante settore della pastorale,
l'associazione ha saputo esprimere spesso la sua genialità e
il suo senso della Chiesa, promuovendo un processo educativo
attento sia ai valori della Tradizione sia alle esigenze
dell'età e dell'ambiente nel quale i ragazzi vivono.
Anche in questi ultimi anni, operando secondo le norme del
nuovo Statuto, l'Azione Cattolica ha dato un vivace contributo
alla pastorale dei ragazzi, in particolare con interessanti
proposte per la pastorale catechistica.
Può ora essere utile che l'Azione Cattolica consideri alcuni
aspetti di questa specifica esperienza che, nonostante la
serietà dell'impegno, sembra qua e la suscitare qualche
perplessità.
Si chiede ad esempio, che i diversi settori dell'Azione
Cattolica collaborino tra di loro con una maggiore intesa,
soprattutto per la formazione degli educatori. Si chiede anche
che si chiarisca ulteriormente la natura e il ruolo dei
"gruppi di A.C.R." nei riguardi degli altri ragazzi
e dell'intera comunità locale. Infine, mentre - da ogni parte
si riconosce all'A.C.R. la disponibilità ad operare sulla
linea dei nuovi catechismi, si auspica che possa svilupparsi
una migliore collaborazione tra l'A.C.R. stessa e gli Uffici
Catechistici, nell'ambito dei piani delle diocesi e delle
comunità parrocchiali.
Dalla scelta
religiosa alla scelta pastorale
6. L'adesione e il favore desideriamo
esprimere a questo punto, per la "scelta religiosa"
che l'Azione Cattolica ha fatto con il nuovo Statuto.
In linea con gli orientamenti del Concilio, tale scelta - ci
sembra - va configurandosi sempre più chiaramente nella
concretezza della " scelta pastorale ", come
assunzione ordinaria, cioè, dei compiti primari della Chiesa:
l'evangelizzazione la celebrazione liturgica, la testimonianza
di vita nuova, il servizio della carità.
Non manca chi vuole vedere in questa scelta un certo distacco
dell'Azione Cattolica dagli impegni sociali e politici. Può
darsi che questo sia un rischio e che, di fatto, si finisca a
volte per essere assenti dai problemi quotidiani. Ma non è
questo il vero significato della "scelta pastorale".
Non il distacco, né l'indifferenza per le questioni sociali e
per le loro implicazioni politiche, ma il singolare modo di
esaminare e di affrontare i problemi della vita deve l'Azione
Cattolica saper trarre dalla scelta pastorale.
Così, proprio perché condivide il compito primario della
evangelizzazione, essa è chiamata ad assumere le proprie
responsabilità, alla luce del Vangelo, nell'analisi delle
situazioni e degli avvenimenti contemporanei e nei doverosi
contributi di pensiero e di azione che derivano da una
originale e intensa vita cristiana.
Particolare risalto, in questo settore, conserva l'impegno
dell'Azione Cattolica a dare il suo apporto per la
elaborazione e per la diffusione di un insegnamento sociale
cristiano, fino a promuovere un vero e proprio movimento
ecclesiale di opinione e di azione, che sia coerente con la
visione cristiana dell'uomo e della storia.
Il senso
vero della democraticità e dell'unitarietà
7. Una specifica considerazione
desideriamo ora rivolgere anche alle principali
caratterizzazioni introdotte nella struttura dell'Azione
Cattolica con il nuovo Statuto: la democraticità e
l'unitarietà. Sono caratterizzazioni che rispondono alla più
matura coscienza dei soci e che intendono favorire una più
consapevole partecipazione sia alla vita interna
dell'Associazione sia alle scelte che essa è chiamata a
compiere sul piano operativo.
Nella storia dell'Azione Cattolica Italiana, la democraticità
e l'unitarietà, ai vari livelli sono valori ampiamente
sperimentati. Se nel nuovo Statuto tali valori sono stati
sottolineati, è perché si è voluto fare tesoro della lunga
esperienza, per consentire una più efficace ed organica
partecipazione dei soci alla vita dell'Associazione.
E poiché si tratta di un'esperienza ecclesiale, i termini
"democraticità" e "unitarietà" assumono
ovviamente significati originali, che non possono essere
ridotti a semplici categorie sociologiche. La democraticità
in breve, deve significare soprattutto tensione a tradurre il
principio della corresponsabilità ecclesiale nella vita
dell'Associazione. Lungi dall'esaurirsi in un confronto tra
maggioranze e minoranze, lo sforzo dell'Associazione deve
essere orientato alla comunione organica di vita e di azione
nella Chiesa, per la quale principio e fondamento di unità è
il ministero episcopale, coadiuvato dal ministero
presbiterale.
Cura dell'Associazione, pertanto, sarà quella di avere ad
ogni livello - nazionale e locale - quale premessa
indispensabile e condizione fecondante del proprio lavoro, la
fiducia dei Pastori.
L'unitarietà, poi, deve significare la volontà di "
agire a guisa di corpo organico " (cfr. Apostolicam
actuositatem 20) e porta a cercare costantemente il concorso
dei diversi settori e dei movimenti ai fini di una esperienza
di comunione e dì una maggiore efficacia nell'azione
pastorale.
Avendo poi riguardo alle norme dello Statuto sui momenti
formativi distinti (cfr. Art. 19 e 36), si ritiene opportuno
che all'interno dei settori stessi si consentano possibilità
'di espressione formativa e apostolica specifica, per uomini e
donne, per ragazzi e ragazze.
Riteniamo che sia davvero apprezzabile il proposito e lo
sforzo già dimostrati dall'Associazione nell'interpretare il
nuovo Statuto secondo una corretta ermeneutica ecclesiale.
Incoraggiamo perciò quanti, tra i dirigenti e i soci,
vorranno arricchire con il loro pensiero e la loro azione
quella esperienza di dedizione alla Chiesa che peraltro le
norme statutarie, anche se ulteriormente chiarite, non
potranno mai definire in modo esauriente.
I
"movimenti" nell'Associazione
8. Ci pare anche di poter entrare più
particolarmente in merito alla vita dell'Associazione, sia per
dare alcune indicazioni di conferma di opzioni già compiute,
sia per orientare, con qualche chiarimento, l'attuazione di
quanto lo Statuto prevede circa i "movimenti".
Nel quadro unitario dell'A.C.I., uno spazio proprio occupano
il "Movimento lavoratori" e il "Movimento
studenti".
Essi, come è noto, non. sono autonomi, ma sono chiamati ad
operare nel quadro unitario dell'A.C. e devono esprimerne
l'impegno globale per il mondo del lavoro e della scuola.
Di tali "movimenti" l'associazione deve poter
assumere pienamente la responsabilità e coordinarne l'attività,
in maniera che vi siano sempre riflessi e presenti i propri
obiettivi di evangelizzazione.
Sotto certi aspetti una osservazione analoga vale anche per la
"F.U.C.I.", per il "Movimento Laureati" e
per il "Movimento Maestri". Ben comprendendo
l'opportunità che ad essi sia consentita una iniziativa
originale e specifica, pare ugualmente opportuno che si
insista per realizzare un collegamento più organico con tutta
l'associazione.
Ne potrà derivare, da una parte, una più qualificata
iniziativa di tutta l'Azione Cattolica nei settori
dell'Università, della cultura, della scuola,' e, dall'altra,
una maggiore sintonia di pensiero e di iniziative pastorali,
soprattutto per quanto riguarda le scelte che comportano una
comune responsabilità.
Evangelizzazione
e cultura
9. Voglia l'Azione Cattolica
considerare, ancora, un problema che riguarda tutta la comunità
cristiana: quello della presenza dei cattolici nel campo della
cultura e dei mezzi di comunicazione sociale. La presenza dei
cattolici nel campo della cultura non è certo un problema che
possa essere risolto dalla sola Azione Cattolica. E tuttavia
anche ad essa è richiesto un più convinto apporto e, nella
tutela della propria identità una più intensa collaborazione
con gli altri gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, E
opportuno inoltre, che si torni a rinsaldare i legami con
Istituti i quali, nella elaborazione e nella diffusione di una
cultura cristianamente ispirata, hanno la loro ragion
d'essere, come particolarmente avviene per l'università
Cattolica del Sacro Cuore.
Nel campo dei mezzi di comunicazione sociale l'A.C. cerchi le
vie moderne della evangelizzazione e impari a percorrerle con
adeguate competenze e costante impegno. Un apporto speciale
dovrebbe oggi essere più fattivamente dato e sollecitato
dall'Associazione per il quotidiano cattolico.
Intensificare
la vita spirituale
10. Resta infine il nostro invito a
tutti i membri dell'Azione Cattolica, perché si intensifichi
la vita spirituale nella mediazione personale e comunitaria
della Parola di Dio, nella partecipazione ai sacramenti, nei
corsi di veri e propri esercizi spirituali e nella
celebrazione della Liturgia delle Ore, facilitata ora anche
per i laici con la pubblicazione de " La preghiera del
mattino e della sera". Da queste singolari esperienze
della vita di fede, può venire la testimonianza spesso
decisiva per un mondo che tende ad emarginare ogni riferimento
ai valori dello spirito e che, tuttavia, di essi sente oggi
particolare bisogno.
Desideriamo che per il suo tramite, Signor Presidente, giunga
ai soci dell'A.C.I. la conferma dell'attenzione con la quale i
Vescovi seguono l'Associazione e la gratitudine per l'impegno
di intelligenza e di energie dedicate a rendere l'A.C.
adeguata alle nuove attese e capace di iniziativa pastorale.
Auspichiamo, inoltre, che i laici cristiani sappiano
considerare questa forma di presenza nella vita della Chiesa,
fra quelle più meritevoli della loro adesione e del loro
impegno. Voglia gradire il nostro ricordo al Signore e il
nostro deferente saluto.
Il Consiglio Permanente
della C.E.I.
2 febbraio 1976 - Festa presentazione
del Signore.
Ill.mo
Prof. MARIO AGNES
Presidente Nazionale
della Azione Cattolica Italiana - ROMA
Lettera dei Card.
A. A. Ballestrero all'Assistente Ecclesiastico Generale
dell'A.C.I.
Eccellenza,
con riferimento alla Assemblea che l'Azione Cattolica ha
tenuto a Roma nel dicembre scorso e nelle prospettive degli
impegni ecclesiali che l'associazione ha delineato in quella
circostanza, desidero far pervenire, per Suo cortese tramite,
alcune riflessioni della Presidenza della CEI, in vista di una
sempre più vigorosa e ordinata corresponsabilità missionaria
della Chiesa.
Poiché "l'ACI si caratterizza per lo speciale rapporto
con i Vescovi e la loro Conferenza Episcopale, che ne- hanno
ripetutamente affermata la singolare validità, sostenendone
ed accompagnandone l'impegno " (Criteri di ecclesialità
dei gruppi, movimenti, associazioni, in Notiziario CEI, 22
maggio 1982, n. 25), ci sembra, infatti, opportuno
manifestare. ancora una volta, la nostra responsabile
-,sollecitudine verso tutta l'associazione.
Intendiamo, innanzi tutto, confermare la piena fiducia dei
Vescovi italiani nell'Azione Cattolica, di cui riconosciamo ed
apprezziamo la serietà di dedizione formativa ed apostolica,
la fedeltà al Magistero ed alle indicazioni pastorali della
Gerarchia, la continuità del servizio alla vita ed alla
missione delle Chiese locali.
Le scelte pastorali per gli anni '80 impegnano tutta la Chiesa
italiana a consolidarsi nella comunione, per una presenza
sempre più qualificata e per una costruttiva animazione
evangelica nella vita del nostro paese.
E un impegno per il quale i Pastori fanno affidamento sulla
partecipazione piena e qualificata dell'Azione Cattolica,
perché esso si radica nella natura stessa della Chiesa e
riguarda anche le prospettive della società italiana.
La responsabilità che ne deriva ai dirigenti, ai soci, agli
assistenti ecclesiastici è di grande rilievo. Ed è
conseguente a quella collocazione dell'Azione Cattolica nella
vita e nella missione della Chiesa, che la Dottrina Conciliare
ha messo in piena luce, che il Magistero dei Sommi Pontefici
ha insistentemente ribadito e che Giovanni Paolo II ha
autorevolmente riassunto, affermando che "pur non essendo
questa l'unica forma di associazione laicale, i laici
dell'Azione Cattolica sono chiamati ad una singolare forma di
ministero ecclesiale".
Il Santo Padre, rivolgendosi ai soci, indica con chiarezza lo
scopo del loro associarsi: "vi riunite in associazione
per impegnarvi alla diffusione del Vangelo", poiché
"la vostra adesione personale all'associazione intende
esprimere un impegno non episodico, ma permanente, una
presenza visibile, una scelta di vita". Egli aggiunge che
questo i soci intendono fare aderendo all'ACI, che è
"un'istituzione qualificata di apostolato, promossa dalla
stessa Gerarchia, dalla quale ricevete un esplicito
mandato" (Udienza ai Delegati della V Assemblea Nazionale
dell'ACI, 9 dicembre 1983, n. 4).
Siamo certi che tutta l'associazione, ed in particolare gli
organismi che la dirigono, vorranno non solo accogliere questo
Magistero ma anche approfondirne il contenuto ed assumerne le
conseguenze, affinché di fatto, nella sua realtà concreta,
l'ACI sia sempre più conforme a quel progetto ecclesiale che
la definisce e la accredita. A questo scopo, ci sembra
doveroso offrirvi alcune indicazioni, con le quali pensiamo
anche di venire incontro alla sincerità delle vostre attese
ed alla generosità dei vostri intendimenti.
l. L'ACI è chiamata a qualificarsi
sempre più in quel "rilancio della dimensione
spirituale" - che il Santo Padre stesso chiede: "un
rilancio della spiritualità per trasformare il mondo"
(ivi, n. 2).
Questo impegno appartiene alla migliore tradizione dell'ACI,
nella quale sono fiorite tante vocazioni sacerdotali e
religiose e sono maturate generazioni di laici decisi a fare
dell'apostolato la ragione della propria vita nel servizio
della comunità, nel matrimonio e nella famiglia, nella
professione, nella vita sociale.
Questo impegno è oggi più che mai urgente. E deve
contribuire a suscitare ragazzi, giovani, adulti la cui
personalità, illuminata dall'autentica fede della Chiesa,
cresca in pienezza di umanità attraverso la comunione vitale
con Cristo.
Una simile personalità cristiana, inoltre, deve esprimersi
sia con il contributo alla crescita della comunità
ecclesiale, sia nello sforzo di "impegnare la fede nella
realtà temporale", come è detto nel nostro documento
"La Chiesa italiana e le prospettive del Paese"
(23.10.198 1, n. 21) e come lo stesso Santo Padre vi
ricordava, nel Suo discorso del 12 febbraio 1983, invitandovi
ad una "vivacità apostolica" che sia capace di
"permeare del Vangelo le diverse espressioni culturali,
le manifestazioni di costume, la mentalità corrente".
Vi è chiesta chiarezza e coerenza di fede. Ma è proprio. la
fede che vi spinge a farvi presenti, credibili ed operosi
nella realtà socio-culturale, affinché "il rilancio
della dimensione spirituale" sviluppi una autentica ed
efficace "armonizzazione tra spiritualità ed operosità,
maturità umana e capacità di animazione cristiana"
(Giovanni Paolo II, Udienza ai Delegati della V Assemblea
dell'ACI, 9 dicembre 1983, n. 2).
2. La Vostra Associazione si
caratterizza per la piena destinazione e dedizione alla vita
ed alla missione della Chiesa locale. Là si costruisce, vive,
opera l'Azione Cattolica, per divenire - come dice il Papa -
"Scuola di apostoli e di discepoli, che vivono per la
Chiesa locale in cui si trovano, a servizio della sua vita e
del suo progetto pastorale" (Ivi n. 3).
La vostra è ecclesialità di laicato diocesano associato per
il servizio alla vita della Chiesa locale, con i Pastori che
la guidano, con le persone che la compongono, con le sue
tradizioni, le sue risorse ed i suoi problemi, con il suo
cammino. E' una ecclesialità di laicato diocesano che si
esprime nella piena adesione alle direttive ed alle
indicazioni del Vescovo, nella collaborazione attiva con il
presbiterio e con gli organismi pastorali, nella condivisione
sul piano pastorale della diocesi e delle parrocchie.
La "conformità alle finalità della Chiesa" e la
"comunione con il Vescovo" sono per voi più che
requisiti di ecclesialità (cfr. Criteri di ecclesialità dei
gruppi, movimenti, associazioni, doc. cit. nn. 10-12). Sono la
ragion d'essere dell'ACI. la sintesi delle sue motivazioni e
delle sue finalità.
La vostra deve essere una ecclesialità
missionaria di laici che si inseriscono nella vita degli
uomini, nel territorio, nel contesto socio-culturale, con
l'annunzio e la testimonianza, con la partecipazione
promozionale, con competenza e con il genio della carità.
Siete chiamati ad essere "soggetti attivi e responsabili
di una storia da fare alla luce del Vangelo" (La Chiesa
italiana e le prospettive del Paese, doc. cit. n. 23),
condividendo, nella diocesi, l'impegno della cooperazione tra
le Chiese e la missione di tutta la Chiesa.
Questa ecclesialità di servizio alle
Chiese locali è necessario che caratterizzi anche il lavoro
degli organismi centrali dell'ACI. il Consiglio Nazionale, la
Presidenza Nazionale, il Centro Nazionale. Mentre, da un lato,
tali organismi accompagnano e coordinano la vita delle
associazioni locali, sostenendo la formazione dei soci è
dirigenti e le iniziative apostoliche, al tempo stesso devono
accoglierne la vitalità e le esigenze, in modo da esprimere
una reale comunione con la base associativa nella formulazione
delle proposte, nella elaborazione dei sussidi, nella scelta
delle persone e nel loro opportuno avvicendamento. E'
necessario, perciò, che questi organismi mantengano e
sviluppino quel rapporto costante, già in atto, con la CEI,
affinché tutta l'associazione nazionale partecipi alla
elaborazione delle scelte dei Vescovi e le condivida per un
sicuro cammino di tutta la Chiesa italiana.
3. A tutti i livelli, l'ACI deve
distinguersi per una "sempre più limpida testimonianza
di unità" (Giovanni Paolo II al Consiglio Nazionale, 12
febbraio 1983, n. 5).
Essa è una Associazione. nella quale confluiscono persone
diverse per età, professione, cultura, sensibilità
apostolica, vocazione personale. Queste diversità ne
arricchiscono la vita interna e ne moltiplicano la capacità
di presenza capillare nel tessuto umano, a condizione che si
compaginino nella comunione, purificandosi ed animandosi di
spiritualità evangelica, di mentalità e stile ecclesiale, di
volontà sincera e disinteressata di servizio.
Tale comunione è l'anima del dialogo e del confronto interno,
ricercati per la valorizzazione di tutte le risorse da
destinare insieme alla missione della Chiesa ed alla causa
umana. E deve qualificare tutta la vita associativa:
dall'amicizia leale e fraterna tra le persone alla stima
reciproca tra le articolazioni, dalla progettazione delle
iniziative agli adempimenti di una democraticità
organizzativa, che sia chiaramente ecclesiale. Tanto più che,
' nelle Chiese locali ed in tutta la Chiesa italiana' l'Azione
Cattolica è chiamata a dare esempio di comunione: anzi, a
farsi promotrice di comunione fra tutte le realtà ecclesiali,
ed in particolare tra le aggregazioni laicali, affinché sia
veramente efficace la varietà dei contributi che offrono alla
crescita della comunità cristiana ed alla sua missione nel
Paese. Nell'esprimere queste riflessioni e questi
orientamenti, mentre porgiamo il più vivo augurio per il
prossimo triennio a tutta l'Associazione, con un particolare
pensiero al Presidente Prof. Alberto Monticone, assicuriamo il
ricordo al Signore e da Lui, per l'intercessione della Vergine
Santissima, invochiamo luce, forza e benedizione.
Dev.mo
+ Anastasio A. Card. Ballestrero
Presidente
11 febbraio 1984 - Beata Maria Vergine
di Lourdes |