Lettera di S. Santità Paolo VI all'Assistente Generale dell'Azione Cattolica Italiana

Al venerabile fratello FRANCO COSTA
Arcivescovo tit. di Emmaus
Assistente Ecclesiastico Generale dell'A.C.I.

Le incoraggianti prospettive aperte dal Concilio Vaticano II all'apostolato dei Laici e la lodevole preoccupazione di aggiornarsi in conformità alle vaste ed urgenti esigenze dei mondo presente hanno indotto l'Azione Cattolica Italiana ad approfondire, su scala nazionale, lo studio delle sue finalità istituzionali, del carattere della sua collaborazione con la Gerarchia, delle responsabilità di un laicato maturo; e tutto ciò le ha fatto vedere l'utilità e la necessità di apportare qualche riforma alle proprie strutture organizzative.

E' stato un impegno ampio e grave che ha richiesto serietà di riflessione circa i principi, analisi attenta di situazioni e di ambienti, genialità e coraggio per dare una risposta adeguata ai problemi che ne scaturivano.

Portata ora felicemente a termine tale iniziativa, della quale è particolarmente benemerita la Giunta Centrale, ed in un momento tanto importante e delicato per l'avvenire dell'Azione Cattolica Italiana, desideriamo manifestare ai dirigenti e a tutti i membri dell'Associazione il Nostro paterno interesse, il Nostro sincero compiacimento e la Nostra viva speranza, ed anche rivolgere ad essi una parola di apostolica esortazione, che li aiuti a portare avanti il lavoro intrapreso con illuminata e indefettibile generosità di propositi.

Lo speciale interesse con cui, nella linea dei Nostri Predecessori, seguiamo da vicino la valorosa e diletta Istituzione, si fonda sui singolari rapporti di fedeltà, di lealtà e di devozione che sempre, sin dalle sue origini, hanno unito l'Azione Cattolica alla Cattedra di Pietro.

Il compiacimento, poi, nasce in Noi per la buona prova di validità data dall'Associazione: se essa, com'è naturale, può risentire del peso degli anni, trova tuttavia nella sua stessa esperienza centenaria la ragione di una presenza e di una testimonianza, nella vita della Chiesa, che giustamente si considera tuttora come esemplare di un peculiare tipo di apostolato, egregiamente qualificato e specificamente contraddistinto, tra l'altro, dalla fedele e responsabile collaborazione con la Gerarchia.

Amiamo, inoltre, riattestare la Nostra speranza, fondata e fiduciosa, nei confronti di un'organizzazione che nel corso della sua lunga esistenza ha sempre saputo mantenersi identica a se stessa in talune sue note essenziali, e insieme corrispondere alle particolari necessità del momento, opportunamente interpretando i segni dei tempi e trovando le soluzioni più adatte alle mutevoli istanze della evoluzione storica.

E' con soddisfazione che dalla lettura del nuovo Statuto abbiamo rilevato la ferma determinazione dell'Azione Cattolica Italiana di mantenere saggiamente quelle caratteristiche che garantiscono la sua autenticità, perché ne costituiscono la stessa ragion d'essere e la differenziano da altre pur legittime forme di apostolato: cioè l'ispirazione spirituale-religiosa, la finalità formativa, e i particolari rapporti di diretta collaborazione con la Gerarchia (cfr. Decr. "Apostolicam Actuositatem", 20). Queste caratteristiche vogliamo Noi stessi ribadire.

Anzitutto l'Azione Cattolica non deve perdere di vista la sua originale vocazione spirituale-religiosa. Il momento che viviamo è assai ricco di fermenti. L'attrattiva dell'impegno temporale è forte e allettante. Tutto ciò che è concreto, immediato, realizzabile a breve scadenza; tutto ciò che ha Visibili riflessi esteriori e sociali sembra più desiderabile ed efficace che non una solida formazione religiosa, la quale richiede costante e difficile impegno personale.

Ma se è vero che il Concilio Vaticano II ha indicato nell'animazione cristiana dell'ordine temporale il compito specifico dei Laici (Decr. cit., 7), esso ha peraltro chiaramente stabilito le imprescindibili basi soprannaturali per tale azione. E l'Azione Cattolica, in questo quadro generale, assume perciò la precipua missione di mobilitare le energie spirituali dei suoi membri in un impegno morale e religioso completo, interiormente ed esternamente coerente; di rendere concreta testimonianza alla forza trasformatrice sempre viva ed operante della Parola di Dio intimamente assimilata e vissuta; di diffondere così, con una dedizione generosa, illuminata e confortata dalla grazia divina, il messaggio evangelico a tutti i livelli della società umana.

In secondo luogo, perché l'Azione Cattolica sia veramente tale, deve proporsi di conservare secondo la felice espressione della nota illustrativa del nuovo Statuto, "rapporti di diretta collaborazione con la Gerarchia, che è promotrice, guida e garante della realizzazione del fine apostolico generale della comunità ecclesiale". Alla Gerarchia l'Azione Cattolica si affida con offerta libera, generosa e totale di collaborazione apostolica; della Gerarchia l'Azione Cattolica si mette a disposizione per condividerne, nella forma e nella misura ad essa appropriata, le sollecitudini pastorali al servizio dell'intero Popolo di Dio.

Ecco, i princìpi fondamentali che devono caratterizzare l'apostolato dell'Azione Cattolica. Nello spazio molto ampio da essi delineato, esiste una legittima libertà di iniziative, di movimenti, di esperimenti e di nuovi ordinamenti, a dimostrare visibilmente che lo Spirito Santo suscita nei fedelissimi alla Chiesa, con varietà meravigliosa, idee sempre nuove e uomini capaci di realizzarle. Sarà compito dei Pastori distinguere le forme valide di collaborazione apostolica dei Laici da quelle che non lo fossero. E sarà un compito pastorale che, come ha sottolineato il Concilio (cfr. Cost. "Lumen Gentium", 37; Decr. cit., 24-25), esige riflessione e insieme comprensione e convinzione dell'apporto sostanziale dei Laici alla. missione apostolica di tutta la Chiesa.

Rinnoviamo pertanto la Nostra soddisfazione ringraziando quanti hanno dedicato la loro opera, nobile e meritoria, a dare un volto di rinnovata freschezza all'Azione Cattolica Italiana. Essi hanno dimostrato un buono spirito, ed hanno compiuto un buon lavoro. I risultati a cui sono pervenuti contengono la promessa di successivi progressi.

Approviamo perciò "ad experimentum", per un triennio, il nuovo Statuto dell'Azione Cattolica Italiana, secondo il testo proposto unanimemente dalla Giunta Centrale della medesima A.C.I., esaminato dalla Conferenza Episcopale Italiana, e da essa accettato. Stabiliamo inoltre che il nuovo Statuto vada in vigore il 1° novembre 1969, festa di tutti i Santi. E affinché la sua entrata in vigore segni l'inizio dell'auspicata vigorosa ripresa dell'Associazione tanto benemerita della Chiesa e dell'Italia, invochiamo abbondanti lumi dal Signore su codesta grande e operosa famiglia di cattolici attivi, ai quali tutti, come ai loro Assistenti ecclesiastici, inviamo di cuore la Nostra particolare Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 10 ottobre dell'anno 1969, settimo dei nostro Pontificato.
Paulus P. P. VI

RIFERIMENTI

L'AZIONE CATTOLICA (Decr. "Apostolicam Actuositatem", 20)
20. Da diversi decenni i laici sono andati consacrandosi sempre più all'apostolato in molte nazioni e si sono raccolti in forme varie di attività e di associazioni che, in unione particolarmente stretta con la gerarchia, si sono occupate e si occupano di fini propriamente apostolici. Tra queste o anche altre simili del passato, sono soprattutto da ricordare quelle che, pur seguendo diversi metodi, hanno prodotto abbondantissimi frutti nel regno di Cristo e, meritatamente raccomandate e promosse dai romani Pontefici e da molti vescovi, hanno avuto da essi il nome di Azione cattolica e spessissimo sono state descritte come collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico. Queste forme di apostolato, si chiamino esse Azione cattolica o con altro nome, esercitano oggi un apostolato prezioso. Esse sono costituite dal concorso delle seguenti note caratteristiche prese tutte insieme:
a) Fine immediato di tali organizzazioni è il fine apostolico della Chiesa, cioè l'evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti.
b) I laici, collaborando con la gerarchia secondo il modo loro proprio, portano la loro esperienza e assumono la loro responsabilità nel dirigere tali organizzazioni, nel ponderare le circostanze in cui si deve esercitare l'azione pastorale della Chiesa e nella elaborazione ed esecuzione del loro programma di azione.
c) I laici agiscono uniti a guisa di corpo organico, affinché sia meglio espressa la comunità della Chiesa e l'apostolato riesca più efficace.
d) Questi laici, sia che si offrano spontaneamente, o siano invitati all'azione e alla cooperazione diretta con l'apostolato gerarchico, agiscono sotto la superiore direzione della gerarchia medesima, la quale può sancire tale cooperazione anche per mezzo di un " mandato " esplicito.
Le organizzazioni in cui, a giudizio della gerarchia, si trovano tutte insieme queste note, si devono ritenere Azione cattolica, anche se, per esigenze di luoghi e di popoli, prendono varie forme e nomi. Il sacro Concilio raccomanda vivamente queste istituzioni, che certamente in molti paesi rispondono alle necessità dell'apostolato della Chiesa; invita i sacerdoti e i laici che lavorano in esse a tradurre sempre più in atto le note sopra ricordate e a cooperare sempre fraternamente nella Chiesa con tutte le altre forme di apostolato.

I LAICI E LA GERACHIA (Cost. "Lumen gentium", 37)
37. I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti; ad essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano con gioia e non gemendo (cfr. Eb 13,17). I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre. Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.