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LETTERA PASTORALE DEL NOSTRO PATRIARCA FRANCESCO IN VISTA DELLA PROSSIMA “RIPRESA”

 

nota introduttiva al documento intitolato “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì” (1Re, 17,16) e datato 15 agosto 2020 a cura dell’ufficio stampa:

“Ci prepariamo – scrive il Patriarca – a vivere il tempo non certo facile della “ripartenza” che porterà con sé problematiche già vissute e l’accentuarsi di sofferenze legate alla crisi socioeconomica. La convivenza con Covid-19, purtroppo, è destinata a protrarsi nel tempo. Iniziamo, quindi, una vera attraversata del deserto che non sarà facile e in cui le nostre comunità sono chiamate a riscoprire la virtù cristiana della speranza, guardandosi e dal facile sconforto e dall’ottimismo di maniera, consapevoli che Gesù risorto non abbandona coloro che si affidano a Lui. La speranza fiorisce dalla fede che non può essere vissuta attraverso i social ma “dal vivo”. Dobbiamo guardarci dalle modalità che in tempo di emergenza ci hanno aiutato e si sono rivelate provvidenziali ma che non possono essere la normalità. La fede è vita, non “lezione a distanza”, vita che s’irradia “da cuore a cuore” con la testimonianza personale. Le eccezioni, quindi, devono rimanere tali. La vita del cristiano è così scelta di fede e carità che debbono essere concretamente riscontrabili nella vita di tutti i giorni. Rifuggiamo dalla nostalgia di un passato non più esistente e da visioni ideologiche che mortificano il senso stesso della fede e della carità, atteggiamenti che ci rinchiudono in un mondo virtuale, al fuori della storia… Non andando a rimorchio di alcuna parte politica, vogliamo guardare con simpatia alla società, alle sue urgenze e necessità con sguardo fedele al Vangelo, attento all’uomo concreto e al bene comune”.

Il Patriarca sottolinea che “per noi tutto inizia con Gesù, la vera forza, la vera novità e la vera ripartenza; senza di Lui, che è la Parola, tutto si riduce ad un frammentario inseguirsi di voci”. Nella Lettera, poi, auspica che “i malumori sociali non diventino ribellione” e che vi sia “una politica meno litigiosa e più coesa nelle decisioni che riguardano il Paese, ossia tutti noi; una politica che parli meno attraverso i social e i facili slogan e più attraverso i fatti e il buon senso”; inoltre “non possiamo consegnare ai nostri giovani un Paese gravato da un ingente debito pubblico, da disoccupazione e senza una visione e un sogno”.

Sono, quindi, indicate due proposte specifiche: “Ripartiamo da gesti semplici, concreti, quotidiani… Il primo “gesto” è adottare in modo simbolico, ma realissimo, una persona che per le sue condizioni sociali risulta “invisibile”. Le modalità, ovviamente, saranno differenti secondo le disponibilità: si potrà, quindi, inserire nella propria spesa settimanale uno o due generi di “conforto” da destinare a chi da solo non ce la fa… Il secondo gesto riguarda la prossima “ripartenza” del mondo della scuola che, per complessità e delicatezza, è un importante banco di prova per l’intero Paese. Fallire in tale ambito sarebbe un segnale negativo per tutti perché la scuola riguarda i giovani, il nostro futuro e, quindi, tutti noi… Cosa fare, allora? Se le nostre collaborazioni parrocchiali, istituti religiosi, associazioni avessero spazi idonei non usati, sarebbe opportuno renderli fruibili per consentire lo svolgimento di attività didattiche e formative che altrimenti non potrebbero essere garantite. Di sicuro le modalità dovranno essere studiate con attenzione, compatibili con le nostre forze e prevedendo accordi volti a tutelare la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti, sotto la responsabilità di chi gestirà la didattica”.

“In questo contesto di ripartenza sociale ed economica – conclude il Patriarca al termine della Lettera -, Venezia si appresta a ricordare il suo 1600esimo anno di vita; sia questa l’occasione per progettare il suo futuro di città unica che sorge dall’acqua e, insieme, di città universale che appartiene al mondo intero. Avanti e remiamo tutti insieme!”.

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